Nomi italiani morti attentato Bangladesh: chi sono

Nomi italiani morti attentato Bangladesh: chi sono

Nove il bilancio delle vittime italiane nell’attentato rivendicato dall’Isis a Decca, in Bangladesh. Si trovavano a cena nel locale Holey Artisan Bakery, quando i terroristi li hanno presi in ostaggio per poi ucciderli con delle armi da taglio. Il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha ufficializzato il numero delle vittime, diffondendo i loro nomi. Oltre ai 9 italiani morti, secondo le testimonianze, nel locale c’era un altro connazionale, ma di lui ancora nessuna traccia. 

Tra i morti c’è Cristian Rossi, 47enne manager di Felletto Umberto (Udine), padre di famiglia di due gemelle di soli 3 anni. Dopo aver lavorato diversi anni con la Bernardi, si era messo in proprio con le Fibre srl, società di consulenza e intermediazione nel settore dell’abbigliamento con unità operative in Bangladesh e in Cina. Sarebbe dovuto rientrare in Italia giovedì, ma aveva posticipato la partenza, avvisando la sua famiglia.

Anche Marco Tondat, giovane imprenditore nel settore tessile per StudioTex Limited, si trovava a cena con il suo collega Cristian Rossi. La vittima di Cordovavo (Pordenone) era padre di una bambina di sei anni.

Nadia Benedetti, invece, era managing director della StudioTex Limited. La donna era originaria di Viterbo.

Un’altra donna, Adele Puglisi, è stata brutalmente uccisa dai terroristi. 5oenne, originaria di Catiania, era manager di un gruppo che si occupa di prodotti tessili. La vittima aveva iniziato a lavorare nel 2014 per Artsana, come Menager Quality Control, proprio a Dacca. Adele sarebbe dovuta rientrare in Italia questa mattina.

Anche Simona Monti, 33enne di Magliano Sabina (Rieti), si trovava nel locale al momento dell’attentato. La donna viveva in Bangladesh da tempo e lavorava nel ristorante. Sarebbe dovuta rientrare a casa lunedì e rimanere a Magliano Sabino per un anno. Aveva appreso di essere incinta e avrebbe voluto trascorrere i 9 mesi di gravidanza nel suo paese natio. 

Tra le vittime c’è, anche, Claudia Maria D’Antona. La donna, 56enne di Torino, era Managing Director della Fedo Trading Ltd, azienda italiana del tessile, operante in Bangladesh. Viveva in Asia da ben vent’anni insieme al marito, Gian Galeazzo Boschetti, unico italiano superstite dell’attentato. Lui è riuscito a scappare, la moglie non ce l’ha fatta. Claudia Maria era laureata in legge, volontaria della croce verde. Era intervenuta come volontaria nel 1980-1981 in Irpina per il terremoto e a Torino durante l’incendio del cinema Statuto nel 1983.

Claudio Cappelli era, invece, un imprenditore di 45 anni. L’uomo, originario di Vedano Lambro (Monza),  era impegnato in Bangladesh da 5 anni con la sua impresa nel settore del tessile, che produceva t-shirt, abbigliamento e biancheria.

Maria Riboli, classe 1982, era di Alzano Lombardo (Bergamo). La donna lavorava nel settore dell’abbigliamento e si trovava in viaggio di lavoro per conto di un’impresa edile. Era mamma di una bambina di tre anni. Si trovava al tavolo del locale quando, una granata lanciata da un terrorista islamico, l’avrebbe colpita, uccidendola.

Vincenzo D’Allestro, 46 anni, era originario di Piedimonte Matese (Caserta). L’uomo si trovava al tavolo in compagnia di un’altra vittima, Nadia Benedetti, proprietaria di un negozio nella capitale asiatica. Vincenzo lascia sua moglie Maria, con la quale si era sposato nel 1993.

Neolaureata all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia in giornalismo a stampa, radiofonico e televisivo.
Giovane ventitreenne redattrice per calciomercato-Inter.it, Newsly.it e NailsArt.it.
Appassionata di scrittura e di moda, ottima fruitrice di
film, documentari e serie tv. Viaggiatrice curiosa che ama il confronto con il diverso.