Oceania: Recensione del film d’animazione Disney

E’ uscito in sala Oceania

Prodotto dalla Walt Disney e diretto dai registi Ron Clements John Musker (La sirenetta, Hercules, Aladdin), Oceania è il film che quest’anno potrebbe agguantare l’Oscar per il miglior film d’animazione, avendo come rivale forse Zootropolis, sempre della Walt Disney. Produttore esecutivo del film è invece John Lasseter (Toy Story).

Moana Waialiki (Vaiana nella versione italiana), principessa del Pacifico, vive in un villaggio con i genitori e la nonna paterna, con cui ha un ottimo rapporto, grazie anche alle storie che quest’ultima le racconta. Attraverso questi racconti, Vaiana apprende che anni fa il suo popolo viaggiava attraverso l’Oceano finché, un giorno, per qualche motivo ignoto, nessuno lo ha più fatto. Vaiana, mossa dalla sua curiosità di adolescente, deciderà di intraprendere un viaggio attraverso l’Oceano per seguire le orme dei suoi avi. In questo viaggio troverà una guida in Maui, un semi-dio esibizionista e arrogante e dal corpo ricoperto di tatuaggi animati…

Il titolo originale del film è Moana, nome della giovane protagonista del film che in polinesiano significa “oceano”, mentre Vaiana significa “acqua di grotta”.

Oceania segna un ritorno ad un cinema d’animazione più classico, come quelli che hanno segnato la carriera dei due registi, pur avvalendosi della computer grafica. L’idea è interessante e ha ambientazioni d’effetto. In particolare, è interessante il personaggio di Maui.

Tuttavia, ha un soggetto non proprio forte ma il vero problema è che non ha il senso della misura: il film oscilla talvolta dal procedere troppo lentamente, talvolta dall’essere troppo serrato. Questa mancanza purtroppo indebolisce il film. Inoltre, manca di quella spettacolarità tipica del cinema d’animazione e vista nei film precedenti dei registi, in grado di conquistare il grande pubblico, sebbene nel film le occasioni non mancassero. Pur durando 103 minuti, pur essendo talvolta lento, risulta infine troppo corto, lasciando la sensazione che manchi una parte del discorso.

Laureato in DAMS all’Università degli Studi di Torino e diplomato in Filmmaking presso la Scuola Holden, ha frequentato diversi workshop di sceneggiatura e critica cinematografica, formando la sua esperienza anche presso alcuni Festival cinematografici (Torino, Bobbio e Venezia). Già redattore presso “Darkside Cinema” e “L’Atalante”, è autore di racconti, soggetti e sceneggiature, nonché regista di un cortometraggio, “Interno familiare”. Nel 2016, un suo soggetto per lungometraggio è stato tra i finalisti al Pitch in The Day- Concorso Opere prime.