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Premio Pulitzer 2018: i vincitori

La settimana si è aperta con l’assegnazione dei prestigiosi premi americani per il giornalismo, la letteratura e la musica. Istituito nel 1917 da Joseph Pulitzer, editore e giornalista ungherese naturalizzato statunitense, il famoso riconoscimento è gestito dalla Columbia University di New York e una giuria composta da 19 persone premia ogni anno “i migliori” in campo giornalistico, letterario e musicale. Ai vincitori delle varie categorie viene assegnato un premio pari a 10 mila dollari.
Tra i premi per i giornalisti, importante è il Public Service (Giornalismo per il bene pubblico) che quest’anno è stato conferito al New York Times e al New Yorker, e in particolare a Megan Twohey, Jodi Kantor e Ronan Farrow, per aver portato alla luce con articoli e inchieste il “caso Weinstein”, lo scandalo delle molestie sessuali che ha sconvolto l’America e non solo, e aver così contribuito a dare vita al movimento #metoo che ha unito le vittime di ogni parte del mondo.
La redazione del Press Democrat, giornale locale californiano della zona di Santa Rosa, si è invece aggiudicata il Breaking News Reporting (Giornalismo di breaking news) per il modo capillare con cui ha seguito gli incendi che hanno devastato la California lo scorso autunno.
Il premio Investigative Reporting (Giornalismo Investigativo) è stato assegnato alla redazione del Washington Post per le indagini sul candidato repubblicano al Senato in Alabama, Roy Moore, accusato di molestie sessuali su donne minorenni, mentre l’Explanatory Reporting (Giornalismo esplicativo) all’Arizona Republic e a USA Today Network per aver profuso il massimo impegno nello spiegare in un’ampia prospettiva le conseguenze che saranno generate dalla costruzione del muro con il Messico.
Per la cronaca locale, la redazione del Cincinnati Enquirer ha vinto il premio Local Reporting per l’attenzione rivolta alla piaga dell’abuso di farmaci antidolorifici ed eroina in Ohio che negli Stati Uniti ogni anno miete numerose vittime.
Invece, per la cronaca nazionale, il National Reporting, sono state premiate le redazioni del New York Times e del Washington Post, impegnate nel seguire le vicende del Russiagate.
A Clare Baldwin, Andrew R. C. Marshall e Manuel Mogato dell’agenzia internazionale Reuters è stato consegnato il premio per l’International Reporting, la cronaca internazionale, per il racconto delle violenze perpetrate dalla polizia sotto il governo del presidente Rodrigo Duterte nelle Filippine.
Il premio per il Feature Writing, l’approfondimento, è stato assegnato a Rachel Kaadzi Ghansah per il ritratto, pubblicato su GQ, del ragazzo che nel 2015 uccise nove persone afroamericane dentro una chiesa di Charleston, in South Carolina, Dylann Roof.
Il premio per le opinioni (Commentary) è stato assegnato a John Archibald dello Alabama Media Group, quello per la critica (Criticism) a Jerry Saltz, critico d’arte del New York Magazine.
È invece per una serie di editoriali sul sistema sanitario statunitense che Andie Dominick del Des Moines Register ha vinto il premio Editorial Writing; a Jake Halpern, giornalista freelance, e Michael Sloan, illustratore del New York Times, è stato assegnato l’Editorial Cartooning per aver raccontato attraverso i loro disegni con aderenza alla realtà la vita di una famiglia di rifugiati.
Per aver scattato una fotografia che ha fatto il giro del mondo e che ha catturato il momento in cui un’auto guidata da un suprematista bianco ha investito la folla e ucciso una donna a Charlottesville, in Virginia, Ryan Kelly del Daily Progress ha vinto il premio Breaking News Photography.
Il premio per il miglior servizio fotografico, Feature Photography, è stato assegnato allo staff di fotografi dell’agenzia Reuters per il lavoro che mostra le persecuzioni delle persone rohingya in Myanmar. Per aver denunciato questi fatti due di loro sono in carcere da luglio in Birmania.

Tra i premi assegnati in ambito letterario e artistico, quello per la narrativa (Fiction) è stato vinto da Andrew Sean Greer per il romanzo Less, mentre il premio della categoria Drama, teatro, da Martyna Majok per Cost of Living, un’opera teatrale ironica ma istruttiva sulle disabilità.
Per il saggio The Gulf, sulla storia del Golfo del Messico fino ai disastrosi danni all’ambiente provocati dall’incidente alla petroliera Deepwater Horizon del 2010, Jack E. Davis ha vinto il premio History.
Mentre per la categoria Biography or Autobiography la vincitrice è stata Caroline Fraser con Prairie Fires, biografia di Laura Ingalls Wilder, scrittrice statunitense famosa per aver scritto la serie La casa nella prateria.
Frank Bidart, 78 anni, uno dei più importanti poeti contemporanei statunitensi si è aggiudicato il premio Poetry per la sua raccolta di cinquant’anni di poesie, intitolata Half-Light.
Per la categoria General Nonfiction, James Forman Jr. ha vinto il premio con Locking Up Our Own, libro che denuncia le incarcerazioni di massa contemporanee degli afroamericani negli Stati Uniti.
A Kendrick Lamar, famosissimo rapper considerato uno dei migliori artisti contemporanei nel suo genere (dopo questo premio, può essere considerato il migliore in assoluto), è stato assegnato il premio Music per il disco DAMN.

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Eleonora Panseri

Milanese di adozione, romana di nascita. Classe 1994, laureata in “Lingue” all’Università La Sapienza di Roma, attualmente frequento il corso di laurea magistrale in “Editoria, culture della comunicazione e della moda” dell’Università degli Studi di Milano. Interessata a tutto ciò che accade nel mondo, sogno un futuro nel giornalismo. Nel tempo libero, leggo, scrivo e viaggio.
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