Rapporto Amnesty International, 5805 civili uccisi a Mosul

Il rapporto Amnesty International sulle vittime civile di Mosul Ovest parla chiaro: i dati di un rapporto macabro

5.805 civili uccisi in 5 mesi a Mosul. Questo il dato del macabro rapporto di Amnesty International di una battaglia condotta da Isis e dalle forze Iraq – coalizione Usa evidenziato nel report “At Any Cost: The Civilian Catastrophe in West Mosul, Iraq” che mostra inoltre la presenza di violazioni del diritto internazionale sui diritti umani in contesti di guerra da parte delle forze impegnate nel conflitto.

La battaglia per Mosul ovest è stata una battaglia da vincere ad ogni costo. Ha causato, però, una catastrofe civile. Come evidenziato dall’associazione americana per i diritti umani, la popolazione è stata sfruttata spietatamente dal gruppo armato dello Stato Islamico (IS), il quale ha sistematicamente spostato masse di civili in zone di conflitto per utilizzarli come scudi umani impedendo loro di fuggire e sottoponendoli agli attacchi implacabili e, come denunciato da Amnesty, “illegali” da parte di forze governative irachene e dai membri della coalizione guidata dagli Stati Uniti.

Secondo la descrizione vivida del rapporto e delle testimonianze dei civili iracheni contenute, per impedire alla popolazione una via di fuga sicura dalle zone del conflitto, l’ISIS avrebbe intrappolato le persone all’interno delle case saldandone le porte una volta chiuse, bloccandole quindi in trappole senza uscita. La forza armata terroristica avrebbe poi ucciso le centinaia, forse migliaia, di persone che cercavano di fuggire impiccandone spesso i corpi a dei pali per l’elettricità come avvertimento rivolto al resto della popolazione.

Rapporto Amnesty International: le testimonianze

“Sono venuti da noi in un camion con un generatore elettrico e poi hanno saldato le due porte … ” si può leggere dal racconto di Mohsen, di Mosul, presente tra le varie testimonianze, “Come lo hanno fatto alla nostra porta lo fecero, e peggio, ad un’altra casa nel nostro quartiere in cui erano rimaste centinaia di persone”. “Hasan”, un altro testimone, ha assistito all’impiccagione di alcuni civili intenti a fuggire: “Non avevamo alcuna possibilità. Se rimanevi, morivi in una casa colpita dai combattimenti. Se cercavi di fuggire, ti catturavano, ti uccidevano, ed appendevano il tuo corpo al pilone dell’elettricità come un avvertimento. E’ stata la fine toccata ai miei vicini che cercavano di scappare. Poi li ho visti appesi al pilone dell’elettricità. Sono rimasti per giorni, semplicemente appesi. Dai piloni ne avrebbero appesi da 15 a 50”.

La denuncia polemica dell’associazione per i diritti umani rivolta ad Iraq ed alleati si basa sugli effetti della strategia ISIS di costringere i civili a muoversi lungo le linee del fronte rendendoli scudi umani. Le aree controllate dall’ISIS a Mosul, infatti, erano divenute nel tempo sempre più affollate. Le forze irachene e la coalizione guidata dagli Stati Uniti non avrebbero, quindi, adattato le proprie tattiche di combattimento a tale contesto continuando ad utilizzare armi imprecise ed esplosivi con effetti ad ampio spettro in ambienti urbani densamente popolati da civili inermi.

Amnesty International ha documentato una serie di attacchi in cui la coalizione guidata dagli Stati Uniti e le forze irachene sembrano non aver colpito i loro obiettivi militari previsti, uccidendo e ferendo civili e distruggendo o danneggiando abitazioni civili. In alcuni casi, i decessi civili e le lesioni sembrano derivare da un utilizzo di armi del tutto inadeguato alle circostanze o dalla mancata adozione delle precauzioni necessarie per verificare che l’obiettivo fosse un obiettivo militare. Da quanto denunciato dal rapporto, anche in attacchi che sembrano aver colpito il loro obiettivo militare previsto, l’utilizzo di armi inutilmente potenti o la mancata presa delle necessarie precauzioni hanno causato la perdita di vite civili.

“Il livello e la gravità delle perdite di vita dei civili durante l’operazione militare per riprendere Mosul devono essere immediatamente riconosciute pubblicamente ai più alti livelli di governo, sia in Iraq sia negli stati che fanno parte della coalizione guidata dagli Stati Uniti”, ha dichiarato Lynn Maalouf, direttore Ricerche per il Medio Oriente presso Amnesty International, che ha aggiunto: “gli orrori che i cittadini di Mosul hanno testimoniato e la disattenzione verso la vita umana da parte di tutte le parti in conflitto non devono rimanere impuniti. Intere famiglie sono state spazzate via, molte delle quali sono ancora oggi sepolte sotto le macerie. La gente di Mosul merita di sapere, dal proprio governo, che saranno garantite giustizia e la necessaria riparazione per affrontare l’impatto immane di questa operazione di guerra”.

Laureato in Filosofia, mi occupo di comunicazione politica e sociale. Qui scrivo di politica, diritti ma anche di altro. Ove conoscenza permette cerco di avere uno sguardo ampio sui fatti. Mi piace evidenziare i nodi delle questioni con un approccio riflessivo, pragmatico e razionale. Nonostante tutto, non mi piace rimanere ad immaginare ciò che c’è oltre il muro. Credo sia necessario andare a guardare e provare a capire.