Economia

Trump contro l’Europa, Dazi del 100% sui Prodotti UE

Che Donald Trump necessiti di riacquisire un’immagine di autorevolezza dopo la caduta sull’Obamacare è indubbio. Si avviano a subirne le conseguenze immigrazione, clima, forse libertà di espressione. Adesso, però, il suo tentativo di mostrare il pugno duro sul tavolo tocca anche i rapporti commerciali con l’Unione Europea.

L’indiscrezione del Wall Street Journal sull’immissione USA dei dazi doganali rivolta ad una serie di prodotti europei ne è la dimostrazione, ma ha anche il sapore di una dichiarazione di guerra. Una guerra economica, commerciale, il cui fine, oltre alla propria dimostrazione di forza, è portare sotto la sfera d’influenza USA un Regno Unito altrimenti isolato e sottoposto al pericolo di implosione post-Brexit e la riduzione contemporanea del potenziale espansivo di una Unione Europea come elemento regolatore dell’interscambio mondiale.

Clima teso quindi, ma se di una guerra economica ventura si può parlare, la strategia statunitense sta nella deregolamentazione delle forme di scambio in funzione della vendita statunitense di qualsiasi tipo di prodotto, sia esso considerabile buono o cattivo. America First, dalle industrie americane agli americani e agli altri, non viceversa. Per adesso scaramucce, ma probabilmente è tentativo di Trump arrecare danno alle regole europee tese a generare produzioni con maggiori qualità e tutele.

TRUMP E I DAZI DEL 100% SUI PRODOTTI EUROPEI

Se infatti da un lato l’ipotetica iniziativa dell’amministrazione statunitense colpisce simbolicamente la distribuzione di qualità incrementando i costi dell’importazione in Usa del 100% sui prezzi, dall’altro prova ad incentivare l’utilizzo di merci prodotte su larga scala ma sicuramente meno salutari. Fatto è che uno dei motivi scatenanti di questo scontro commerciale statunitense con l’Europa, come evidenziato dal Wall Street Journal, sarebbe il divieto all’importazione di carne di manzo americana trattata con ormoni. Una carne, quindi, la cui immagine in Europa verrebbe accostata quantomeno al doping. Ne sia dimostrazione quanto affermato da Roberto Colaninno, presidente della Piaggio (colpita dai potenziali dazi): Mangio pochissima carne. Ma se la carne con gli ormoni fa male, non la voglio”.

Sull’impatto reale di una manovra di chiusura all’export europeo ancora non si può dire nulla di certo. Vero è che i dazi previsti dagli Stati Uniti si attesterebbero secondo alcuni su importazioni del valore di 100 milioni. Una fetta di mercato piccola e composta da prodotti ricercati o di nicchia che in Italia colpisce San Pellegrino e acqua Perrier e simbolicamente Vespa. “Che cosa c’entra la Vespa con la carne? – è l’interrogativo di Colaninno – Noi esportiamo pochi scooter negli Usa. Questa crociata protezionistica ci procura più un danno di immagine che finanziario”.

Al momento comunque per l’export italiano il danno ipotetico appare minimale, ma una risposta dal premier Gentiloni, c’è stata: “Dazi, protezionismi e chiusure non possono essere barriere in grado di mettere un freno alla qualità“. Il Premier ha aggiunto poi: “Se c’è qualità ci sono business, scambi commerciali, crescita e benessere per tutti. Abbiamo le carte in regola per competere in questo mercato senza essere particolarmente aggressivi nei confronti di nessuno, perché l’Italia è un Paese aperto che punta sulla qualità e sugli scambi e così facendo è capace di affermare l’essenza della propria manifattura e le sue capacità industriali e artigiane“.

Intanto a Bruxelles si monitora la situazione e la Commissione Europea attende la nomina di un nuovo rappresentante Usa al commercio con cui mediare ed in piena coscienza che anche per il presidente americano esistono delle regole, quelle del WTO, da rispettare. Per quanto riguarda l’allineamento Stati Uniti-UK lo confermano le affermazioni polemiche del presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker durante il congresso del Partito Popolare Europeo a Malta: “Il neo eletto presidente è felice di vedere la Gran Bretagna lasciare” l’Unione Europea…“Se continua, io intendo promuovere l’indipendenza dell’Ohio e Austin, in Texas”.

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