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Cassa integrazione in Deroga estesa: chi può beneficiarne e quanto dura

Anche le imprese più piccole potranno usufruire della cassa integrazione in deroga. Ecco come funziona e per quanto tempo durerà.

La cassa integrazione in deroga è stata estesa anche alle aziende con meno di 5 dipendenti dal decreto Cura Italia. Ecco chi può beneficiarne e per quanto tempo.

Uno dei passaggi più importanti del decreto ”Cura Italia” disponibile sul sito GazzettaUfficiale.it è quello che riguarda la cassa integrazione in deroga che sarà estesa anche alle aziende con meno di 5 dipendenti per provare ad arginare le drammatiche conseguenze economiche dello stop alla gran parte delle attività produttive dovuto alle misure di contenimento della pandemia di Coronavirus. Ecco cosa cambia nell’uso di questo ammortizzatore sociale.

Cos’è la cassa integrazione in deroga?

La cassa integrazione in deroga è uno strumento che esiste nel nostro ordinamento fin dal 2005 quando fu introdotta per dare un sostegno ai lavoratori delle imprese che non rientrano nei parametri per la cassa integrazione ordinaria. Negli anni l’intervento più drastico su questo strumento è stato quello messo in atto dal Governo Renzi col Job Act che ha ristretto molto il campo di azione tagliando fuori i lavoratori di studi professionali e associazioni o di quelle imprese che hanno cessato la loro attività.

Nel corso degli ultimi anni si sono susseguite deroghe e nuovi interventi che hanno fatto sì che, nelle condizioni antecedenti al decreto ”Cura Italia”, potessero accedere a questo strumento aziende con almeno sei dipendenti coinvolte in crisi di mercato non imputabili all’imprenditore o aziende interessate da piani di riorganizzazione industriale. La durata massima della cassa integrazione in deroga prevista dall’ultima legge di Bilancio è di 12 mesi per le imprese in cui è in corso una riorganizzazione aziendale e di soli 6 mesi per i lavoratori coinvolti in crisi aziendali.

Chi può usufruire della cassa integrazione in deroga estesa?

La nuova cassa integrazione in deroga sarà aperta ai lavoratori di tutte le imprese senza distinzione per numero di dipendenti. Chiunque abbia visto la propria attività soffrire per la crisi dovuta all’emergenza Coronavirus potrà usufruire di questo importantissimo ammortizzatore sociale con procedure estremamente semplificate: infatti, sarà creata un’unica causale ”emergenza Covid-19” e non sarà possibile saltare la fase della consultazione sindacale per poter accedere alla cassa integrazione.

Potranno accedere alla cassa integrazione in deroga anche i lavoratori agricoli che non sono coperti dalla cassa integrazione ordinaria ma per avere una panoramica più ampia bisognerà attendere la possibilità di leggere il testo integrale del decreto.La domanda andrà presentata presso la Regione o Provincia autonoma in cui è situata l’impresa se l’attività è situata in un unico territorio mentre, qualora l’impresa fosse operante in diverse Regioni, la richiesta andrà presentata direttamente al ministero del Lavoro. Anche in questo caso è necessario leggere bene il testo del decreto per capire se ci sono novità nell’iter di presentazione della domanda.

Quanto durerà la cassa integrazione in deroga?

La cassa integrazione in deroga prevista dal decreto ”Cura Italia” ha una durata di nove settimane ed è stata finanziata con una parte consistente dei 5 miliardi di euro che nel provvedimento sono stati destinati agli ammortizzatori sociali. Ovviamente non è detto che il provvedimento possa essere prolungato con un nuovo intervento che, molto probabilmente, si renderà necessario nelle prossime settimane. Purtroppo non è possibile fare previsioni accurate e affidabili su quanto questa emergenza sanitaria imperverserà nel nostro Paese e quindi anche il Governo è quasi costretto a operare a breve periodo.

Quanto vale la cassa integrazione in deroga?

La cassa integrazione permetterà ai lavoratori di portare a casa fino all’80% della propria retribuzione normale. Il lavoratore che percepisce la cassa integrazione in deroga può effettuare lavori accessori mentre usufruisce del sussidio purché non gli portino un guadagno superiore ai €3000 annui e, ovviamente, non si tratti di lavoro in nero.

Certo una decurtazione del 20% dello stipendio può avere conseguenze importanti sull’economia familiare di un operaio o un artigiano ma al momento sembra essere l’unica soluzione, date le risorse disponibili, per ovviare allo stop delle attività produttive. In molti stanno dando fondo a tutte le ferie arretrate non ancora godute per poter mantenere quanto più possibile intatta la propria situazione economica ma, dato il prolungarsi della chiusura delle aziende, questa purtroppo non può essere considerata una soluzione definitiva

Perché la cassa integrazione in deroga è stata estesa?

La decisione di estendere la cassa integrazione in deroga nasce ovviamente dall’esigenza di evitare un totale collasso del sistema produttivo italiano che si fonda molto sulle piccole e medie imprese e sulle piccole attività artigianali. Per il momento, come detto, molte aziende ferme stanno provando ad arginare il problema spingendo i propri dipendenti a usufruire di ferie e permessi retribuiti ancora non goduti ma, ovviamente, questa non può essere una soluzione di medio o lungo periodo. In realtà, ove possibile, le ferie saranno un’arma da utilizzare anche dopo l’entrata in vigore della cassa integrazione in deroga poiché permettono al lavoratore di vedersi corrispondere l’intera retribuzione e non solo l’80% garantita dall’ammortizzatore sociale.

E le partite IVA?

Le partite IVA sono probabilmente la categoria meno tutelata dal decreto ”Cura Italia” che per loro prevede solo un  indennizzo di circa €600, non è perfettamente chiaro se sarà ”una tantum” o mensile, e il rinvio delle scadenze fiscali. Purtroppo per loro le partite IVA non hanno la possibilità di usufruire di ferie pagate e quindi ogni giorno di stop rappresenta una perdita economica irrecuperabile. La priorità è stata data al lavoro dipendente che di fatto è la principale fonte di sostentamento dello Stato ma bisognerà intervenire in maniera più decisa anche per limitare il più possibile i danni nel mondo del lavoro autonomo.

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Emanuele Terracciano

Nato ad Aversa (CE) il 22 agosto 1994 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Salerno. Collaboro con i siti di Content Lab dal 2015 occupandomi di sport, politica e altro.

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