Bollette Luce, Gas e Telefono a costo “Zero”? Ora è possibile

Parla Cristiano Bilucaglia, ideatore del primo Social Utility Network della storia che fa risparmiare alla grande i consumatori. I complimenti del noto psichiatra Alessandro Meluzzi.

Nelle scorse settimane vi avevamo già parlato di Zero, il primo Social Utility Network che  azzera le bollette di luce gas e telefono, creato dall’ingegnere biomedico e informatico Cristiano Bilucaglia, eletto come ‘Imprenditore dell’Anno’ nel 2015. Risparmiare ora è possibile.

In favore dell’innovazione espressa da Zero, ha fornito il suo autorevole parere anche il noto pischiatra Alessandro Meluzzi che ha elogiato l’iniziativa definendola “esempio di tecnologia finalizzata ai bisogni dell’umano”. Abbiamo incontrato il brillante imprenditore piemontese, che ci ha illustrato i vantaggi di questo servizio e quali sono le caratteristiche che permettono all’utente di arrivare ad un considerevole vantaggio economico sulla propria bolletta.

Dai pettegolezzi e i perditempo su Facebook a un sistema che produce benessere e risparmio, un grande passo storico. Ci spieghi come funziona il meccanismo di Zero? “E’ estremamente semplice: ogni cliente è anche un nostro testimonial, che parla ai suoi amici del nostro servizio e cerca di ottenere benefici convincendoli a diventare a loro volta clienti. Così facendo destiniamo quella porzione di fatturato volta alla realizzazione delle campagne pubblicitarie ad ogni singolo micro testimonial, che ne ottiene un notevole risparmio. Una serie di bonus non soltanto per gli amici stretti, ma anche per i conoscenti, insomma, fino al quinto grado di amicizia”.

Perché Zero, a differenza delle altre compagnie, riesce ad abbattere i costi in bolletta? “Ogni bolletta è gravata da tre voci fondamentali: il costo della materia prima, gli oneri e le tasse. L’unico elemento su cui si può agire è il primo, il costo della materia prima che è l’unica variabile tra i gestori sul mercato, mentre per le restanti voci sono per tutti uguali. Per quanto si possa ridurre la materia prima, comunque un costo c’è ed i clienti non riusciranno mai realmente a risparmiare. Lo sconto che noi assicuriamo in bolletta, di fatto, non è generato da un trattamento economico privilegiato, ma il reale beneficio è dato dall’azione di diffusione di marketing che genera degli sconti volti a ridurre il prezzo finale e che sono indipendenti dal costo della fornitura. Noi riconosciamo ai clienti, in quanto testimonial, degli sconti che vanno a ridurre fino ad azzerare la bolletta. Tutto quello che dovremmo investire nelle campagne pubblicitarie, pagando il George Clooney della situazione, lo destiniamo in piccole porzioni a tutti i clienti che ci aiutano nella diffusione”.

Zero costituisce anche un opportunità di lavoro per molti giovani e non solo, in che modo? “Tutti i clienti che aderiscono al nostro progetto si avvalgono di consulenti che sottoscrivono loro i contratti. Quindi, possiamo vantare di una vasta rete di consulenti che supporta questo sistema di diffusione, grazie ad una selezione ed una serie di corsi di formazione di collaborato che ci diano una mano in questa fase di crescita. In questo modo creiamo posti di lavoro ed acquisiamo collaboratori commerciali che ci aiutano a raggiungere il nostro obiettivo che, entro i primi cinque anni di attività, è fissato ad un numero di 100.000 clienti”.

In quali regioni d’Italia e più diffuso Zero e perché secondo lei? “Sicuramente in Piemonte, il posto in cui siamo nati, ed attraverso il meccanismo delle conoscenze ci siamo mossi in gran parte del Nord Italia, tra cui Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Non ci estendiamo in una zona a macchia di leopardo ma, come dico solitamente, a macchia d’olio, facendo in modo che un cliente diventi parte del progetto fungendo anche da nostro testimonial”.

Lei è stato il primo a parlare di sharing economy, pensa sia ancora una strada percorribile per rilanciare la nostra economia? “Noi siamo nella sharing economy, ossia nell’economia della condivisione, a mio modo di vedere. Oggi esistono confini, che in alcuni casi sono fittizi ma in termini economici risultano spesso reali, ma la rete ci permette di creare un sistema di vasi comunicanti che va al di là dei territori, degli spazi, delle valute e delle lingue. Come logica di base, tutti quanti condividiamo la conoscenza e su questo andiamo a costruire tutto il resto. Le mie imprese nascono da ragionamenti e input che prendo dalla rete, da progetti realizzati dall’altra parte del mondo. Noi, dunque, viviamo in un’encomia della condivisione dell’informazione, su cui poi costruiamo tutto il resto”. 

Che cosa pensa dell’attuale economia italiana, soluzioni per uscire dalla crisi? “Parto dal presupposto che, secondo me, non stiamo vivendo alcuna crisi. Anche se tutti gli indicatori ci portano a dire che c’è meno liquidità, c’è meno crescita e più disoccupazione, bisogna capire che si tratta di un periodo di cambiamento strutturale che stiamo vivendo. Fino a dieci anni fa vivevamo nell’inconsapevolezza, come in una bolla. Il fatto che oggi non ci sia più la bolla non significa che siamo in crisi ma, a mio modo di vedere, che siamo nella normalità. Possiamo certo aspettarci altre bolle, ma non significherà essere usciti dalla crisi. Quello che consiglio di fare a tutti gli imprenditori come me, a chi ha voglia di immettersi sul mercato rimboccandosi le maniche, è prendere consapevolezza di come gira l’economia oggi e capire cosa si può fare con quello che si ha, senza pensare a quello che non si ha, costruendo soluzioni che permettano ai cittadini e alle imprese di tranne vantaggio. Il gioco dell’imprenditore è proprio questo: trovare soluzioni ai problemi e, di conseguenza, creando un nuovo margine di mercato”.