Cronaca

Nuova Tragedia Immigrati Mar Mediterraneo: emergenza o triste normalità?

Oltre 30 morti e 200 dispersi nel Mar Mediterraneo questa mattina. Il quadrante di mare tra la Sicilia e la Libia continua a inghiottire corpi di migranti, molti dei quali, come questa mattina, di donne e bambini. Le operazioni di salvataggio sono state coordinate dalla Guardia Costiera e dall’ONG MOAS; gli operatori di quest’ultima hanno diffuso in rete foto e video dell’accaduto.

Ieri, invece, navi di altre organizzazioni hanno tratto in salvo altri mille uomini, destinati a morte sicura. Secondo l’organizzazione tedesca Jugend Rettet, alcuni uomini di nazionalità libica, di provenienza non ben specificata, avrebbero aperto il fuoco verso il barcone, procurando panico e terrore a bordo. Se ciò fosse confermato, il fatto si aggiungerebbe alla lunga lista di accuse contro la Libia, che com’è risaputo, è un vero e proprio lager per migranti e nascondiglio per scafisti. Il paese nord-africano, che vive una devastante guerra civile, è il punto finale della tratta di migranti che partendo dai territori subsahariani, attraversano il deserto a piedi.

L’autorità libica con cui l’Unione Europea ha rapporti è totalmente priva di potere e di legittimazione, di conseguenza le missioni umanitarie devono spingersi sempre più vicino alle coste libiche, mettendo a rischio migranti e soccorritori. Secondo ogni previsione l’estate che è alle porte vedrà un incremento delle partenze. Complici le condizioni del mare favorevoli e lo stallo della situazione geopolitica in Nord Africa, le ONG e le forze militari avranno da schierare un gran contingente di uomini per far testa all’emergenza.

Migranti: ancora un’emergenza?

È dal 2011, anno d’inizio della Primavera Araba, che iniziano ad aprirsi tratte per lo sbarco in Europa. Nonostante nel 2012 sia iniziata la guerra civile siriana, che ancora perdura, l’opinione pubblica e i governi continuano a non comprendere la crisi. La bolla che scoppierà 2 anni dopo, porterà, via terra e via mare, 290000 migranti in Unione Europea.

Nel 2015, con l’accentuarsi del conflitto, un milione di uomini riuscirà ad arrivare in Europa. I rifugiati provengono prevalentemente da Siria, Afghanistan ed Etiopia. I governi corrono ai ripari e chiedono alla Turchia, pagando e continuando a pagare profumatamente, di trattenere i migranti nel proprio territorio e quindi difatti bloccando la rotta balcanica. Se il numero di viaggiatori che transitavano nel centro Europa è diminuito, i morti in mare sono aumentati. Il Canale di Sicilia è diventato unico e possibile sfogo del lungo viaggio che parte dal cuore dell’Africa. Una volta capito che l’emergenza non poteva essere arginata con la forza, si è iniziato a discutere di un piano di redistribuzione dei migranti per i vari paesi europei, ancora non pienamente attuato.

Sono passati quasi 6 anni dallo scoppio della Primavera Araba, tra miopia nel prevedere i fatti e una cattiva attività legislativa, oggi la pratica dell’accoglienza è trattata ancora come emergenza provvisoria. Sia per garantire un destino migliore a chi fa il “viaggio della speranza”, sia per stemperare il clima di tensione sociale all’interno dei paesi Occidentali, c’è bisogno di trattare il fenomeno come normale amministrazione. Non si può essere impreparati. La guerra continuerà ancora per un po’ e non spira vento di tranquillità.

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Matteo Squillante

Napoletano di nascita, attualmente vivo a Roma. Giornalista pubblicista, mi definisco idealista e sognatore studente di Storia e Culture Globali presso l'Università di Roma Tor Vergata. Osservatore silenzioso e spesso pedante della società attuale. Scrivo di ciò che mi interessa: principalmente politica, cinema e temi sociali.
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