Cinema

Recensione Cafè Society di Woody Allen: tra malinconia e leggerezza

Cafè Society è l’ultimo film di Woody Allen, presentato a Cannes fuori concorso e ambientato negli anni ’30: la recensione.

“La vita è una commedia scritta da un sadico che fa il commediografo”, è questa una delle citazioni contenute in Cafe Society che racchiudono al meglio il 47esimo film di Woody Allen presentato fuori concorso a Cannes. E il sadico che fa il commediografo, in questo caso, è proprio il regista 80enne, che per questa sua ennesima opera, che rispetta l’incredibile la media di un film all’anno, presenta un lavoro raffinato, con la fotografia patinata di Vittorio Storaro e l’azzeccata e piacevole ambientazione nei fiorenti anni ’30, con la guerra alle porte in Europa, e a far da contraltare la crescita del modello dello star system nel luccicante mondo dello spettacolo negli States.

Da Hollywood a New York

CONTIENE SPOILER – Proprio da qui prende le mosse il film, da questa spola tra New York, che significa lavoro, famiglia e criminalità, e l’Hollywood tutta eleganza e lustrini, con la crema della società, quella cafe society che abita a Beverly Hills ma vive nelle (e per le) grandi feste dei produttori e degli agenti. E’ da uno di questi che Bobby, ebreo che vuole dare una svolta alla propria vita, si reca per cercare un lavoro e fuggire dalla noia di New York.

E’ lo zio Phil (Steve Carell), e ha una segretaria, Vonnie (Kristen Stewart), di cui Bobby non può che innamorarsi subito. Allen inserisce così uno dei temi a lui più cari, quello del triangolo amoroso tra bugie e reticenze, fino all’amara scoperta per il giovane interpretato alla grande da un Jesse Eisenberg in un ruolo che Allen avrebbe certamente cucito su se stesso: l’altro uomo di Vonnie è proprio lo zio Phil, e non un giornalista come le aveva fatto credere. La giovane sceglie di sposare Phil, che nel frattempo ha lasciato la moglie, mentre Bobby torna a New York, con la consapevolezza malinconica di aver sfiorato la felicità e di averla vista sfuggire di mano.

A New York il Bobby inadeguato e impacciato visto a Hollywood fa successo e gestisce insieme al fratello Ben (un gangster che poi finirà in prigione per i suoi metodi di convincimento poco ortodossi) un night club esclusivo. La cafe society, ora, è di casa nel locale di Bobby, che nel frattempo si è sposato con un’altra Veronica e ha una figlia. Allen decide di non concedere ai suoi protagonisti una seconda chanches: ciò che è fatto è fatto, il tempo scorre e non si può tornare indietro. Così, arriva il fatidico momento in cui Bobby rivede Vonnie nel suo locale.

I due trascorrono del tempo insieme, ma sono consapevoli di aver imboccato due strade diverse e di non poter far nulla per incrociare ancora i propri destini. Il finale, amaro e azzeccato, mostra gli sguardi malinconici e persi nel vuoto di Bobby e Vonnie, intenti a festeggiare l’ultimo dell’anno a chilometri di distanza, pensando, magari, a quello che poteva essere e non è stato. 

Tra commedia, dramma e romanticismo, Cafè Society non tradisce le attese

Il film è nel complesso decisamente riuscito, grazie alle atmosfere degli anni ’30, a una vena malinconica ma sempre sullo sfondo, alla comicità di alcuni personaggi e delle loro gags, per non tacere di alcune riuscite citazioni filosofiche e di dialoghi interessanti tra i quali spicca quello sulla religione ebraica. Funziona tutto? No: in alcune parti il film sembra peccare di ridondanza, e la voce off del narratore (che in lingua originale è proprio Allen) alle volte risulta invadente. Resta, però, un film che piace proprio perchè mette in pratica alla perfezione le intenzioni del regista, delle quali la summa sta proprio nella frase da cui siamo partiti. “La vita è una commedia scritta da un sadico che fa il commediografo”: Woody Allen ce lo ricorda ancora una volta.

Cafè Society, Woody Allen, 2016 3.5/5

CAFE’ SOCIETY, IL TRAILER DEL NUOVO FILM DI WOODY ALLEN

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Giorgio Billone

Sono nato nel 1995 a Palermo e da qui mi piace raccontare storie dal mondo del calcio, del cinema e della musica, ma senza trascurare la mia città e le sue contraddizioni. Vero e proprio football addicted, per Newsly seguo il meglio del calcio e degli sport.

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