Rolling Stone e Selvaggia Lucarelli: la morte del rock?

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Il 14 dicembre 2017 è una data che verrà ricordata negli annali del rock italiano: no, non riguarda la morte Vasco Rossi nè l’addio alle scene da parte dell’automa che si è sostituito a Luciano Ligabue negli ultimi 20 anni.

Rolling Stone, la rivista rock per antonomasia, dichiara orgogliosa: “Selvaggia Lucarelli direttore del mondo web di Rolling Stone“. Quel giorno caddi improvvisamente in un profondo stato confusionale, i colori non erano più colorati, un grande freddo mi assalì mentre la sensibilità alla gambe mi abbandonò tragicamente. Ma, poco prima di perdere definitivamente i sensi, riuscii a leggere sul Corriere Del Corsaro una notizia che mi diede la forza necessaria a rinsavire: “Marilyn Manson sarà il nuovo direttore di Famiglia Cristiana“.

Era solo questione di capire quale delle due notizie fosse falsa: un anticristo a capo del settimanale cattolico o un diavolo curatore della bibbia del rock? 

Prima dell’autorapimento e l’autorichiesta di riscatto

Direzione Selvaggia

«Ho accettato con entusiasmo perché voglio svegliarmi tutte le mattine con una missione: rendere questo paese un po’ più rock» (Lo ha detto davvero).

È bastata questa dichiarazione a risvegliare la coscienza dei moltissimi non lettori di Rolling Stone, accorsi sui social per insultare la neodirettrice, operativa da gennaio prossimo, in nome del rock. Selvaggia Lucarelli non è propriamente una discendente del clan Rodriguez, non ha sorelle o armadi da ringraziare per il ruolo che copre. Nasce come autrice e attrice teatrale, ma è nei primi 2000 che grazie ad internet la sua visibilità ha una notevole propulsione, innescata dal successo del suo blog “Stanza Selvaggia“. Negli anni si divide tra ospitate televisive, reality sgangherati, collaborazioni con testate giornalistiche (Libero, Il Fatto Quotidiano) e un’intensa attività sul web, spesso atta a massacrare tutto lo scibile umano.

Lingua affilata, Sarcasmo pungente e una vena leggermente polemica sono tra i ferri del mestiere della Lucarelli, che tra fan, avvocati ed hater raccoglie 1.200.000 follower su Facebook, 800.000 su Twitter e 350.000 su Instagram, incoronandola donna più influente del web italiano. Alcune grandi firme dell’editoria si sono espresse, esaltandone le grandi doti giornalistiche, come Vittorio Feltri: «formidabile scrittrice che si distingue per non dire niente di intelligente, ma per dirlo bene, in un articolo sul Fatto ha precisato che sono un nonno rincoglionito – ha continuato serafico il direttore di Libero – C’è chi si rifà la reputazione e chi si rifà le tette. La Lucarelli non è in grado di rifarsi la prima perché non l’ha mai avuta, le tette se le è già rifatte con risultati mediocri».

Una rivista che non le manda a dire…quella americana

LA SVOLTA ROCK

Spulciando tra i vari articoli che riportano la notizia, rimango colpito dal minimo comune denominatore di ogni post: i numeri che la Lucarelli fa sui social. Ovviamente, di rock e musica non se ne parla neanche per sbaglio, ed è a quel punto un’epifania mi attraversa il cervello: “ma non è che Rolling Stone,per non tirare prematuramente le cuoia, ha optato per tirare prima la giacchetta della Lucarelli ?

Effettivamente qualche indizio arriva dai social, “la bibbia della controcultura” è seguita su Facebook da poco meno di 400.000 follower, 128.000 su Twitter e 158.000 su Instagram. Sommando insieme tutte queste cifre, non si arriva neanche a metà dell’utenza fidelizzata a Selvaggia solo su Facebook. E parliamo di un rivista leggendaria, nata 50 anni fa, Iniziate a capire?

Una rivista che non le dice proprio… quella italiana

Aggiungeteci anche la grande crisi editoriale e il fatto che a settembre molte notizie titolavano: “Rischia la chiusura la bibbia della controcultura: 50 anni di storia d’America da Dylan a Obama”. 

E se è in crisi negli States, da noi siamo letteralmente al collasso: copertine al limite del catastrofico con The Kolors, Lapo e Renzi, interviste dal taglio fortemente filosofico alla Dark Polo Gang e articoli impregnati di un “paraculismo” che sembrano un revival per nostalgici del Tg4 dei tempi d’oro. Sin dall’esordio in Italia, nel lontano 2003, Rolling Stone si è presentata a noi come un Men’s Health con chitarra (senza saper suonarla) perché “fa figo” : il rock tremava in un angolo, circondato da un esercito di aggressivi pettini in crine di unicorno, creme depilatorie per zone pelviche, mocassini metrosexual glitterati dai prezzi faraonici e tanti, tantissimi consigli per gli acquisti, only for men.

Il rock su Rolling Stone Italia ha sempre latitato, ma nessuno ci ha mai fatto veramente caso, perché quasi nessuno legge quella rivista. Tutti i direttori che si sono avvicendati alle redini del giornale in questi anni, purtroppo, non hanno mai avuto attitudine rock nè interessi a rievocare un genere diventato cultura. L’apoteosi è giunta con Massimo Coppola, il dandy al lexotan di Mtv, capace di mettere in copertina Fedez e i campioni di Amici.

“Ci dicevano che non saremmo andati da nessuna parte” e che Dio li benedica uno alla volta

Se pensate ancora che Selvaggia Lucarelli sia la morte del rock, prima di indignarvi andando a rivendicare servizietti orali sul suo profilo Facebook, domandatevi cosa stavate facendo per il rock mentre i medici, anni fa, ne riconoscevano l’ora del decesso proprio sulle pagine di Rolling Stone.

Pubblicato da Giuseppe Naso

Classe 1985, alessandrino di provenienza, ragioniere per il rotto della cuffia e bassista con puntualitá da "open bar", amo la carbonara, la cinematografia anni 80/90 e "Welcome to the Sky Valley" è il cd più bello del mondo!