Social Network, Chi condivide Aforismi è meno intelligente?

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Social Network, chi condivide aforismi è meno intelligente? Un tempo c’erano i proverbi. Quelle frasette semplici, a volte tratte da esempi quotidiani, che esprimevano pienamente la saggezza popolare. «Gallina vecchia fa buon brodo» amavano ripetere gli anziani, che probabilmente, nel corso della loro vita, di galline ne avevano viste parecchie. I proverbi, i modi di dire, anche i luoghi comuni («Non esistono più le mezze stagioni!»), fanno parte della vita di ogni giorno, servono a riempire i momenti di vuoto, quelle pause imbarazzanti in coda alla posta o in attesa dell’autobus, quando non si ha niente di meglio da dire.

Anche il web è pieno di luoghi comuni, di immagini e frasi inserite a caso; in molti casi, però, la semplicità è venuta meno: siamo tutti intellettuali, filosofi, letterati. Anche se, spesso, non sappiamo distinguere la citazione di un poeta da una scritta trovata su un muro in stazione. Ci domandiamo cosa possa spingere le persone a riempire le proprie bacheche con frasi ridondanti o riflessioni sull’esistenza, accostate a foto di gattini. Molte di queste, poi, non hanno nemmeno un senso compiuto: sono solo un’accozzaglia di belle parole, messe lì per dare l’idea di un significato profondo.

Finalmente, è arrivata una risposta: secondo uno studio dell’Università di Waterloo, chi pubblica continuamente aforismi e citazioni «filosofiche», forse, è solo un po’ stupido. Ai partecipanti all’esperimento è stato chiesto di leggere delle frasi – alcune effettivamente scritte da scienziati e letterati, altre generate accostando sapientemente le parole, ma prive di un vero e proprio contenuto – e di valutarle attraverso un voto. I soggetti venivano poi sottoposti ad un test dell’intelligenza e della personalità, e quel che è emerso è che coloro che avevano dato un alto punteggio alle «frasi-stronzata» (in inglese: bullshit), avevano spesso un quoziente intellettivo piuttosto basso.

Le persone incapaci di individuare le frasi prive di senso erano più propense a lasciarsi «manipolare», a credere nel paranormale, negli oroscopi e in teorie cospirative.

In compenso, c’è chi ha ben chiaro questo meccanismo e sa perfettamente come sfruttarlo: facendo leva sulle emozioni più semplici delle persone – indignazione, rabbia, gelosia – e demolendo il senso critico. Dietro cento immagini «mi piace e condividi», c’è qualcuno che guadagna, e si tratta di soldi veri! E noi, utenti distratti, facciamo il loro gioco.

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35 anni, avellinese, iscritto all’Albo Nazionale dei Giornalisti Pubblicisti dall’ormai lontano 2000. Appassionato di sport, tecnologia e web, è attualmente Search Marketing Specialist nell’agenzia pubblicitaria statunitense J. Walter Thompson.