Incidente treni Puglia: Gli incidenti più gravi della storia

Scontro tra Treni in Puglia, le Colpe e le Responsabilità di chi sono?

Quello successo a Ruvo di Puglia e a Corato, purtroppo non è stato l’unico grave incidente ferroviario che la nostra Italia è stata costretta a vivere, difatti numerose volte i nostri connazionali hanno pianto i loro cari, morti in seguito ad un incidente sulle rotaie.

Se ci limitiamo ad analizzare anche solamente gli ultimi 38 anni di storia del nostro Paese, possiamo vedere che gli incidenti ferroviari più gravi sono stati sette.

Il primo: nel 1978 a Murazze di Vado (Bologna) quando l’Espresso 508 partito da Lecce e che doveva arrivare a Milano  si scontrò con il rapido Freccia della Laguna, l’uro fece precipitare il treno in una scarpata, i morti furono 42, le vittime 120.

Il secondo: nel 1989 a San Severo (Foggia) il treno 12472 proveniente da Bari (quindi aveva percorso una distanza brevissima) perse il controllo andando a distruggere la parte sud della struttura della stazione, in questo caso le vittime furono 8.

Il terzo: nel 1997 , per colpa della sua sproporzionata velocità  l’elettrotreno ETR 460 esce dai binari sulla curva d’ingresso nella stazione di Piacenza, 8 persone perserò la vita, 20 invece rimasero ferite.

Il quarto: nel 2002 a  Ciampino (Roma) lo scontro tra due treni procurò 6 vittime.

Il quinto: nel 2002 a Rometta Messinese (Messina) a causa di un guasto ad un binario morirono 8 persone, mentre 47 rimaserò ferite.

Il sesto: nel 2005 a Crevalcore (Bologna) grave incidente tra un treno intereggionale ed uno merci, entrambe viaggiavano sullo stesso binario,  i morti furono 17, i feriti 80.

Il settimo: nel 2009 a Viareggio il GPL (fuoriscito a causa della rottura di un fusello) esplode mentre il treno era fermo in stazione, ben 32 furono coloro che raggiunsero l’Ade,  25 coloro che rimasero feriti.

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Sognatore per antonomasia, ritiene che la verità vada ricercata e non creduta per sentito dire. Appassionato di testi antichi i quali ritiene vadano letti per ciò che raccontano, senza volerne alterare il significato, con figure retoriche inesistenti, per veicolare una verità che non esiste.
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Ama definirsi “Destista”