Numero di telefono Rosy Abate, telefonare “per gioco” durante la fiction

Il numero di telefono, dettato durante la serie tv Rosy Abate, è un'utenza attiva: l'incubo di una coppia di Domodossola

Rosy Abate - La Serie Spoiler: Rachele Ragno, il ritorno in scena

La fiction Mediaset sulla regina di Palermo è reale, talmente reale che ieri sera, giorno della messa in onda della prima puntata, una coppia di Domodossola si è ritrovata, con estremo orrore e imbarazzo, catapultata dentro il piccolo schermo. Come? Nel corso della puntata viene dato un numero di cellulare di un malvivente solo che quel numero esiste davvero e appartiene ad un uomo trentottenne che è si di origini siciliane, ma che con il mondo della televisione e, soprattutto con la mafia, non c’entra niente.

Lui, e la moglie di trent’anni che aspetta un bambino, da ieri sera sono subissati di telefonate. Chi li offende, chi da loro dei mafiosi, chi chiede raccomandazioni per un posto di lavoro. Qualcuno vuole parlare con Giulia Michelini (l’attrice che interpreta da anni Rosy Abate), chi invece, credendo reale il personaggio, si è immediesimato un po’ troppo e minaccia Rosy (che in questo caso era la signora di Domodossola) di morte.

I coniugi, carpentiere lui, disoccupata lei, che dicono di non aver mai visto la serie tv, pensano di sporgere denuncia ai Carabinieri per le molestie telefoniche subite. L’uomo, che per lavoro ha lo stesso numero da tredici anni è praticamnte disperato, il telefono non smette di squillare e ogni volta è un nuovo insulto.

E’ assurdo che nessuno, nel corso della produzione della serie, abbia mai controllato se il numero di telefono fosse di un’uteanza attiva ma è anche impensabile che qualcuno possa annotare il numero in un taccuino e chiamare pensando che tutto quello appena visto fosse reale.

Episodi simili sono già successi. L’attore Daniele Liotti, che di recente ha interpretato Claudio Sabatini (un poliziotto corrotto e sanguinario) nella serie “Squadra Mobile”, ha dichiarato nel corso di un’intervista televisiva di aver trovato scritte offensive contro il suo personaggio sotto casa. Stessa sorte per Gabriel Garko e il suo Tonio Fortebracci.

Silvestra Sorbera, classe 1983, piemontese di origini siciliane, è una giornalista e autrice di racconti e romanzi. Ha pubblicato nel 2009 “La prima indagine del Commissario Livia” e a maggio del 2016 la seconda indagine dal titolo “I fiori rubati” con la casa editrice LazyBOOK.
Nel 2013 ha realizzato la favola per bambini “Simone e la rana”, e il saggio letterario – cinematografico “La forma dell’acqua. Camilleri tra letteratura e fiction”. Nel 2014 pubblica con la casa editrice LazyBOOK i racconti “Vita da sfollati” e a seguire “Sicilia” e “La guerra di Piera” e a dicembre 2016 il romanzo autobiografico “Diario per mio figlio”.
A giugno 2016 con la casa editrice PortoSeguo il romanzo “Sono qui per l’amore”. Nel 2017 pubblica il racconto lungo new adult “Un amore tra gli scogli” e la favola “Simone e la rana. Viaggio nel castello stregato”.