Stefano Cucchi, l’interrogatorio del carabiniere superteste: il racconto del pestaggio

“Chiedo scusa alla famiglia Cucchi e agli agenti della polizia penitenziaria, imputati al primo processo. Per me questi anni sono stati un muro insormontabile”.

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Si è svolto oggi, al Tribunale di Roma, davanti alla Corte d’Assise, l’interrogatorio di Francesco Tedesco, il carabiniere imputato di omicidio preterintenzionale che al processo
sulla morte di Stefano Cucchi ha accusato di pestaggio gli altri due militari coimputati, Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo. Secondo quanto già riferito da Tedesco in un interrogatorio reso diversi mesi fa ai pm, il pestaggio nel 2009 del giovane detenuto – morto all’ospedale Pertini di Roma – sarebbe avvenuto nei locali della compagnia Casilina ad opera di D’Alessandro e Di Bernardo.

Cucchi, l’interrogatorio del superteste: il racconto del pestaggio

Chiedo scusa alla famiglia Cucchi e agli agenti della polizia penitenziaria, imputati al primo processo. Per me questi anni sono stati un muro insormontabile” ha detto Francesco Tedesco, carabiniere imputato di omicidio. “Al fotosegnalamento Cucchi si rifiutava di prendere le impronte, siamo usciti dalla stanza e il battibecco con Di Bernardo è proseguito. Di Bernardo era davanti e Cucchi dietro. A un certo Di Bernardo si gira e dà a Stefano uno schiaffo violento. Io dico: “ma che c…. stai facendo? Smettila”. Di Bernardo spinge Cucchi e poi D’Alessandro dà un calcio a Cucchi all’altezza dell’ano. Io spingo Di Bernardo e nel frattempo Cucchi cade a terra, battendo la testa, tanto che ho sentito il rumore. Poi D’Alessandro dà un calcio in faccia a Stefano”. Questo il racconto delle fasi del pestaggio fatto da Tedesco durante l’interrogatorio in aula, ribadendo in sostanza l’accusa nei confronti degli altri due coimputati, i carabinieri Raffaele
D’Alessandro e Alessio Di Bernardo, di avere picchiato Cucchi.

Cucchi, l’interrogatorio del superteste: “Mandolini disse di non preoccuparmi”

“In quel periodo tutto passava da Mandolini per la vicenda Cucchi. Lo fermai un giorno chiedendogli cosa avremmo dovuto fare nel caso ci avessero chiesto qualcosa, ma lui mi rispose ‘Tu non ti preoccupare, devi dire che stava bene. Tu devi seguire la linea dell’arma se vuoi continuare a fare il carabiniere”. Così Francesco Tedesco nel corso dell’esame del Pm. “Percepii quelle parole di Mandolini – ha aggiunto Tedesco – come una minaccia abbastanza seria. La prima delle due volte che sono stato sentito dal pm, poi, venni accompagnato da Mandolini il quale
non mi minacciò esplicitamente, ma mi disse sempre di stare tranquillo e di dire che Cucchi stava bene. Io, però, non mi sentivo affatto tranquillo”.

La testimonianza di Tedesco ha permesso di riscrivere la vicenda per la quale, a suo tempo, erano stati giudicati alcuni agenti di polizia penitenziaria, completamente estranei al pestaggio.