Intervista esclusiva ad Andrea Galliani, banda della Gi Group Monza

Newsly.it intervista in esclusiva Andrea Galliani, banda della Gi Group Monza

Eccoci qui, a stagione pallavolistica finita, con Andrea Galliani, banda della Gi Group Monza, Serie A1 che ha concluso il Campionato della massima serie al settimo posto, uscendo con la Diatec Trento (finalista scudetto) nella prima gara dei play off scudetto e che ha raggiunto le semifinali di Coppa Cev, eliminata in quell’occasione da Piacenza.

Andrea, da 3 anni in forza alla compagine monzese, nella sua carriera ha girato un po’ il nord Italia fin dalle giovanili nel Cuneo, squadra con la quale ha giocato anche nella massima Serie nella stagione 2012-2013. Nel 2013 ha esordito in Nazionale e con la maglia azzurra ha conquistato la medaglia d’oro ai XVII Giochi del Mediterraneo. Ma mettendo da parte il palmares, parliamo di Andrea oggi, in questa bella intervista fatta davanti ad una birra in una sera di pioggia, tra risate e confessioni…perché questo ragazzo di 2,02 metri in realtà voleva fare il tennista ma alla fine, e per fortuna, ha scelto la pallavolo… Ecco la sua intervista per Newsly.it.

Stagione finita, facciamo un bilancio. Sei soddisfatto del risultato della squadra? E della di stagione? “Del risultato della squadra sono abbastanza soddisfatto, anche se si poteva fare meglio perché siamo partiti bene ma poi ci siamo un po’ persi, soprattutto da dopo Natale e di sicuro l’addio i Forni non ci ha aiutati. Forse si poteva acquistare un centrale. Per quanto riguarda la situazione personale non sono molto soddisfatto, perché non mi è stata data la possibilità di giocare e quindi probabilmente l’anno prossimo mi servirà più fiducia”.

Dove ti vedi nel futuro più prossimo? Un’altra stagione a Monza? “Nel futuro più prossimo mi vedo a giocare a beach volley (ride ndr), abbiamo 4 mesi di vacanza e se sto fermo non mi ricordo più come si gioca. Sulla questione Monza, direi che per la prossima stagione, come ho detto, sono in cerca di fiducia e probabilmente questa fiducia non la troverei a Monza”.

Dunque quest’anno hai avuto poco spazio, come hai vissuto la panchina? E secondo te quanto è difficile stare fuori dal campo per un atleta ai tuoi livelli? “E’ sicuramente difficile stare in panchina perché si ha sempre la voglia di dare il proprio contributo alla squadra, soprattutto quando ti senti in forma e poi magari ti ritrovi ad entrare per un punto per alzare il muro e gli avversari sbagliano la battuta o l’alzatore alza dalla parte opposta alla tua e fanno punto. Insomma avresti voluto spaccare la palla e ti ritrovi a non averla neanche toccata. E’ accettabile stare in panchina se la squadra gioca bene e da qualcosa in più di quello che potresti dare tu. C’è stato un momento ad inizio campionato in cui vedevo che la squadra giocava veramente bene e pensavo che io non avrei saputo fare di meglio, ma ci sono stati anche momenti di difficoltà dei miei compagni di squadra, dove avrei potuto invece dare un apporto positivo. Ecco in questi casi non è accettabile stare fuori”. Scelta dell’allenatore o societaria? Allenatore secondo me”.

Passiamo a domande diverse, quando hai iniziato a giocare a pallavolo e quando hai capito che sarebbe diventato il tuo lavoro? “Ho iniziato a giocare alle medie. In realtà io giocavo a tennis e poi il professore mi ha detto che se fossi andato a giocare a pallavolo mi avrebbe alzato il voto in educazione fisica e allora ho iniziato. A quel punto mia mamma mi ha detto che non potevo fare entrambi gli sport e avrei dovuto scegliere. Io ci ho pensato un millisecondo e ho scelto… il tennis. Lei però mi ha detto “risposta sbagliata” perché alla palestra di Desio sarei potuto andare a piedi dopo scuola mentre per andare a giocare a tennis avrebbe dovuto accompagnarmi lei tutti i pomeriggi. Così ho iniziato seriamente a giocare a pallavolo e dopo il primo anno disastroso roba da ultima squadra del girone, l’anno dopo è cambiato tutto”.

Considerando che la pallavolo non è il calcio e che i sacrifici sono tanti e non sempre ripagati come meritate, hai mai pensato di mollare? “Si, ci ho pensato. Ho pensato di passare al Beach Volley ma il problema del beach è che girano pochi soldi, a meno che tu non sia nella squadra Nazionale non è possibile partecipare al World Tour. In Italia non è possibile giocare a Beach a livello professionistico. Quando ero a Cuneo pensavo che a 26 anni sarei passato al Beach, che non avrei potuto giocare indoor fino ai 40 anni e oltre come Papi. Ma alla fine ho capito che fuori da qui è dura, quindi andrò avanti finché ne avrò ecco…”

In un universo parallelo in cui non giochi a pallavolo, cosa faresti? “Alle superiori ho studiato informatica. Sono diventato perito informatico, quindi se non avessi giocato probabilmente sarei un programmatore. Ora invece se penso al dopo mi sono appassionato alla fisioterapia”.

Racconta un aneddoto divertente della tua carriera…Allora qualche anno fa, quando ero Cuneo, avevamo delle panchine con una forma strana, sembravano un trampolino per i tuffi. Per scherzare al termine di una seduta in piscina, tutto nudo con la cuffia, mi sono messo in cima a questa panchina fingendo di tuffarmi e mi hanno scattato una foto. In quel periodo c’era una pagina online di volley che raccoglieva le foto dei giocatori e ha trovato la mia sulla pagina Instagram di un mio compagno. Per tutta quella stagione ogni volta che la gente apriva quella pagina dedicata al volley la prima foto che appariva era la mia, nudo, che mi tuffavo da una panchina”.

Se dovessi convincere un ragazzino a scegliere la pallavolo piuttosto che il calcio o un altro sport, cosa gli diresti? “Non lo convincerei. Io penso che ognuno debba essere libero di fare ciò che vuole, ad esempio io che volevo fare tennis sarebbe stato giusto che avessi continuato a fare tennis. A parte gli scherzi non è giusto convincere un ragazzo a fare uno sport piuttosto che un altro, ognuno deve scegliere lo sport che ama di più”.

Hai un sogno nel cassetto? “Si ho un sogno nel cassetto, una volta finita la carriera vorrei trasferirmi in un posto caldo, tipo alle Canarie, aprire un bar-ristorante sul mare con un paio di campi da Beach volley e insegnare ai ragazzi a giocare beach, organizzare camp e cose del genere”.

Eccoci alla solita domanda con cui chiudo le interviste, la domanda senza senso. Il tuo piatto preferito? “La pizza, è banale ma io amo davvero tanto la pizza, la pizza al trancio”.

Dottoressa in Giurisprudenza con specializzazione in diritto penale, Avvocato praticante e (ormai) ex pallavolista.
Sto ancora studiando per realizzare il mio sogno di diventare un Magistrato,ma la grande passione della mia vita è sempre stata il calcio,l’unico vero amore il mio Milan. Cresciuta a pane volley e partite di pallone,sono passata dal divertire i miei amici con i miei commenti calcistici sui social a scrivere per davvero di calcio e volley, e non c’è niente di più gratificante che scrivere di ciò che ami!