Elezioni Regno Unito 2017: May accantona i diritti umani?

Ieri si è conclusa una delle più dure campagne elettorali che il Regno Unito abbia mai visto. Non è un segreto che i conservatori nel sottovalutare la tornata elettorale abbiano compiuto un grande errore. Se l’obiettivo era rafforzare la propria posizione nel parlamento di Westminster, quasi certamente sarà disatteso. Anche in caso di vittoria, infatti, si stima che i laburisti potrebbero guadagnare più di 20 seggi in parlamento rispetto alla presente legislatura. L’errore di valutazione della May può costar caro al suo partito e come in ogni caso del genere, quando si è con le spalle al muro, si rischia il tutto per tutto.

È una prassi da manuale politico. Ad esempio, prima del referendum costituzionale Matteo Renzi promise altri bonus in busta paga, prima delle presidenziali Marine Le Pen si defilò dal Front National per guadagnare consensi, prima delle elezioni britanniche la May promette di calpestare i diritti umani. Proprio così. Calpestare i diritti umani.

Nell’ambito della sicurezza nazionale, tema su cui la campagna elettorale si è infuocata, il primo ministro ha annunciato di voler iniziare le deportazioni per i sospetti terroristi (deportations, letteralmente) e di voler aumentare le pene detentive. Se ciò sarà incompatibile con i vigenti trattati sui diritti umani, gli stessi saranno ignorati (“And if human rights laws stop us from doing it, we will change those laws so we can do it”). Le pene, stando al suo discorso, saranno inflitte già nel caso di sospetto di reato. In breve: istituzione di polizia preventiva e revoca del diritto al processo.

Premettendo che “cambiare le leggi sui diritti umani non è così semplice come viene prospettato e che l’affermazione rappresenta l’ultimo tentativo disperato per salvare la barca che affonda, è interessante comprendere come sia consentito uscire verbalmente dalla sfera semantica dello stato di diritto per passare a quella dello stato di natura. Secondo il filosofo inglese Thomas Hobbes, gli uomini per loro natura vivono in uno stato di natura. Secondo questo filone ideologico, l’uomo sarebbe in perenne competizione con l’altro per soddisfare i propri bisogni; se la società fosse lasciata a sé stessa, sarebbe in perenne stato di guerra secondo il motto “homo homini lupus” (l’uomo è lupo per altri uomini).

Un altro filone, quello ampiamente condiviso oggi, è quello dello stato di diritto; a ogni uomo è consentita la libertà, e ogni limitazione di essa è regolamentata dalle leggi, che non devono essere contrarie al senso di umanità. Al prospetto dei due sistemi di pensiero, è facile individuare quale tipo di società Theresa May ha in mente. È un voler istigare l’opinione pubblica, al fine di ricavare voti, alla condizione di bestialità secondo la quale basta che vi sia un sospetto per dedurre la colpevolezza dell’individuo. È una gigantesca bandiera bianca che sventola sulle rive del Tamigi: lo Stato ha ammesso che non è capace di combattere il terrorismo nel rispetto della giurisdizione. O meglio, ne sarebbe capace ma non vuole.

Tanti analisti ed esperti sono convinti che per fermare il fenomeno terroristico bisogna operare in Medio-Oriente e Nord Africa, in tal modo da permettere la stabilizzazione politica della regione e quindi bruciare il terreno per la proliferazione degli estremismi. In sé non è un’impresa faraonica, ma lo diventa nel momento in cui gli stati della coalizione Nato, Italia e Regno Unito compresi, armano e finanziano le cosiddette “potenze canaglia” della zona come l’Arabia Saudita.

Il campo d’intervento è altrove, e l’ingiustificato inasprimento delle pene in patria può condurre solo a divisioni sociali e a ritorsioni dei foreign fighters ancora in circolazione. Senza contare tutte le pene inflitte senza giudizio a condannati innocenti. Queste sono, in breve, le conseguenze delle parole dette ieri dalla conservatrice. Ovviamente per questi e per tanti altri motivi sono e rimarranno spot elettorali. Ma quanto possiamo esserne sicuri?

Napoletano di nascita, attualmente vivo a Roma. Idealista e sognatore studente di Lettere presso l’Università di Roma Tor Vergata. Osservatore silenzioso e spesso pedante della società attuale. Scrivo di ciò che mi interessa, principalmente politica e temi sociali.
Twitter: @MattSquillante