Margaret Thatcher Primo Ministro Britannico Donna: era il 4 maggio 1979

Il 4 maggio 1979 Margaret Thatcher diventa il primo ministro britannico donna

Furono i tanto temuti russi a coniare per lei nel 1975 l’espressione “Zhelebaya Dama“. Ovvero la “Iron Lady“, che quattro anni dopo sarebbe diventata la prima donna premier nella storia del Regno Unito. Era il 4 maggio 1979 e Margaret Thatcher dimostrò ancora una volta la propria indole d’acciaio, raggiungendo da leader conservatrice il numero 10 di Downing Street. Varcare quella soglia rappresentò il culmine di una carriera cominciata sommessamente più di trenta anni prima.

Margaret Thatcher: biografia e vita

All’anagrafe era Margaret Ilda Roberts, la figlia del droghiere di Grantham nata nel 1925 in una anonima cittadina del Lincolnshire. A strapparla dalla modesta quotidianità di quegli anni fu l’ammissione –  nel 1943 –  all’università di Oxford, che le diede consapevolezza di un potenziale politico allo stadio germinale ma in irresistibile espansione. Eletta presidentessa degli studenti conservatori, la giovane e brillante allieva del corso di chimica ebbe il coraggio, pochi anni dopo (era il 1950), di candidarsi per un seggio addirittura alla camera dei Comuni.

Coraggio indubbio, considerato il contesto eminentemente maschile e anagraficamente vetusto in cui la ventisettenne Margaret andava a muoversi. E poco importa se non vinse, perché riuscì comunque a dimostrare l’autenticità della propria vocazione civile, tanto da meritarsi nel 1959 l’ambìto seggio alla House of Commons. Nel 1961 divenne sottosegretario alle pensioni, nel 1970 Ministro dell’educazione, nel 1975 segretario dei Tories. Con quali presupposti? Certamente quelli, ben saldi, appartenenti alla parte politica di cui ormai era una esponente di spicco, ma non solo. Oltre alla granitica triade “Dio, Patria, Famiglia”, Thatcher aveva assorbito – tra le molte letture – il libertarianismo di Friedrich Von Hayek, tramite la lettura di The Road To Serfdom, pamphlet di grande successo pubblicato nel 1944.

Il pensatore austriaco era uno strenuo difensore del capitalismo e un feroce oppositore dell’ideologia socialista, interpretata come una rivolta contro la ragione ed addirittura il presupposto da cui si erano sviluppati nazismo e fascismo. L’economia liberale andava difesa, quindi, da qualsiasi temibile tentazione collettivista dell’economia, rivalutando pienamente l’individuo nel suo valore e talento personali. L’esasperazione dell’assunto tocquevilliano, secondo cui il socialismo rappresentava un pericolo per la libertà, divenne un cardine dell’amministrazione Thatcher, che fece di tutto per superare gli aspetti più marcatamente assistenziali della politica inglese.

Margaret Thatcher diventa Primo Ministro: le opere

Ciò si tradusse sin dal primo mandato (1979-1983) nello smantellamento del welfare, poiché “Non è lo stato che crea un’economia sana. Quando lo stato diventa troppo pervasivo, la gente sente di contare sempre meno. Lo stato impoverisce la società non solo togliendole la sua ricchezza, ma anche l’iniziativa, l’energia, la volontà di migliorare ed innovare“. Ed in questa direzione andarono le decine di privatizzazioni che coinvolsero case automobilistiche, società di trasporti e petrolifere. Ma la Lady tagliò anche i sussidi per le imprese pubbliche in perdita e soprattutto chiuse le miniere improduttive. La classe operaia la definì “rubbish”, e tentò di piegarla in almeno due occasioni: nel 1980 attraverso lo sciopero del personale siderurgico e nel 1984 attraverso quello dei minatori.

Nonostante tutto fu lei a vincere e a fare risollevare le proprie quotazioni in discesa, complice però un affare internazionale che, a distanza di 37 anni, agitò nel paese rinnovati venti di guerra. Il 2 aprile 1982, l’Argentina di Leopoldo Gualtieri tornò a reclamare il possesso delle isole Falklands nell’atlantico meridionale, e lo fece con una incursione di 800 soldati che raggiunse una prima momentanea affermazione. Nessun cedimento, e dopo 74 giorni di conflitto le isole rimasero britanniche. Una vittoria che certo contribuì a confermarle il secondo mandato (1983-1987), anche se non fu facile muoversi fra tensioni sociali e politiche che comunque erano sempre latenti. Quando non esplosive: nel 1984 l’Ira rivendicò un attentato all’albergo in cui si preparava il congresso del partito conservatore, causando 4 morti e numerosi feriti. Il Primo ministro si distinse ancora una volta per il rifiuto di qualsiasi trattativa con le organizzazioni armate, pur aprendo ai negoziati che avrebbero portato all’accordo di Hillsoborough l’anno seguente.

Margaret Thatcher primo ministro: le dimissioni nel 1990

Ma la capitolazione di qualche anno dopo avrebbe anticipatamente posto fine al terzo mandato (1987-1990). Se le imposte scendevano, l’inflazione saliva e i disoccupati continuavano a crescere. E certo la Poll Tax del 1990 fu assai controproducente, poiché imporre una tassa in base alla popolazione, anziché al reddito, sancì l’inevitabile declino di un governo nel contempo provato da una situazione internazionale complessa. Al vertice di Roma del 1990 con i 12 paesi della Comunità europea, Thatcher chiese – inascoltata – di rivedere i negoziati commerciali e disapprovò i lavori avviati per la moneta comune. Il risultato fu che venne isolata anche dal proprio partito, e il 28 novembre dello stesso anno si dimise lasciando per sempre Downing Street. Non prima di essersi espressa alla Camera con il celebre discorso dei tre “No” all’Europa troppo unita: “Qualche giorno fa il presidente della Commissione, Delors, ha detto a una conferenza stampa che voleva che il Parlamento europeo fosse il corpo democratico della comunità, che la Commissione fosse l’esecutivo e che il Consiglio dei ministri fosse il Senato. No. No. No“.