Assemblea del Partito Democratico, probabile Data di Convocazione

Dimissioni Renzi: Cosa succede adesso?
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Renzi non si è (ancora) dimesso, ma ammette: “Si chiude un ciclo alla guida del Pd“. Conclusasi la Direzione, ci si avvia ora ad un’assemblea che dovrebbe già tenersi fra sabato e domenica, utile a definire l’avvio dell’iter congressuale. Questo è ciò che si è deciso attraverso la mozione di maggioranza, approvata con un largo margine di 107 voti favorevoli. 5 sono stati gli astenuti, 12 i contrari.

Gianni Cuperlo, esponente della minoranza dem, ad Otto e Mezzo ha spiegato che il congresso ora più che mai è necessario, “per non andare incontro a nuove sconfitte. Il PD è un progetto a rischio non solo per la frattura al suo interno, ma anche perché è cambiata la natura del progetto a vocazione maggioritaria“. Il riferimento non è solo al referendum dello scorso 4 dicembre ( e bocciato con oltre il 59% di NO), ma a tutte le altre “sberle” che lo hanno preceduto: Torino, Roma e Napoli in primo luogo, ma anche le elezioni regionali: “Abbiamo perso 600 mila voti in Veneto e 400 mila in Toscana“.

Il rischio poi che un incombente vortice di populismi cresca in maniera minacciosa, è la preoccupazione maggiore per il deputato democratico, che non è certo il solo. Anche Bersani nella giornata a Via Alibert aveva avvertito: “Se non togliamo i voucher sarà la destra a farlo. Poi ditemi come faremo a riagganciare i giovani. È la destra che produce egemonia“.

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A tal proposito, ha ribadito Cuperlo, è necessario che in questo momento il governo Gentiloni continui, almeno fino a quando potrà occuparsi di temi importanti. Quali? “La legge sui minori stranieri non accompagnati, lo Ius soli (approvato finora solo alla Camera, ndr), il testamento biologico, i voucher” oltre, naturalmente, alla legge elettorale. Bisogna vedere con quanto successo, considerate in questo senso le unioni civili quale metro di giudizio, poiché per approvarle Renzi vi aveva posto la fiducia.