Carlo Putelli a Newsly.it: “Vi racconto come nasce Gunny Christmas: Mister he”

Carlo Putelli a Newsly.it:

Per Newsly.it, la redattrice Daniela Merola ha intervistato Carlo Putelli, compositore, musicista , cantante e tenore. Un musicista e un tenore preparatissimo che ha studiato canto al “Mozarteum” di Salisburgo e canto operistico con Rudolf Knoll e Sesto Bruscantini. Leggiamo le sue dichiarazioni.

  • Carlo, la tua è una carriera lunga e di prestigio. Dopo aver studiato al Conservatorio di S.Cecilia, sei entrato in foze nel Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e , da quel momento, hai lavorato con i più grandi direttori d’orchestra come Christian Thielmann, Carlo Maria Giulini, Wolfgang Sawallish, Claudio Abbado, Antonio Pappano. Hai ricoperto più volte l’impervio ruolo dell’Evangelist della Johannes Passion di Bach; recentemente  hai preso parte all’incisione per la Emi del recital Rossiniano di Joyce Di Donato. La tua è una carriera da tenore importante, quando è nata la tua passione per il canto e per la musica?

Da quando ho memoria di me. Nella mia famiglia la musica è stata sempre di casa, pur non avendo avuto genitori musicisti di professione. Passavamo spesso le serate ad ascoltare musica da camera e sinfonie. Spesso seguivamo le opere liriche alla Radio. Mio padre era un grande ammiratore di Karajan, del quale possedeva una ricchissima collezione di dischi. Io di contro, insieme a Bach e Beethoven, ascoltavo  i Pink Floyd, Pat Metheny,  gli Chic, i Genesis, Zappa, la new-wave inglese. Ascoltavo di tutto, senza preconcetti  particolari. Ascoltavo quella che per me era semplicemente buona musica.”

  • Sei un artista a tutto tondo e aperto alle più diverse esperienze artistiche tanto è che ora sei attivo anche nella musica contemporanea, passi dal progressive all’elettronica, al jazz, al pop. Sei un artista classico prestato al pop, come è avvenuto questo passaggio, questo tuo desiderio di concentrarti sulla composizione di musica moderna?

“In realtà è una doppia natura che in me è sempre esistita. Nel Coro di Santa Cecilia ho il privilegio di lavorare quotidianamente con coleghi musicisti di altissimo livello. Nel nostro Coro,  unico in Italia per la sua stessa natura più votata alla sinfonico-corale che all’operistica, il lavoro sulle partiture è sempre appassionante; soprattutto quando affrontiamo brani contemporanei, cosa molto frequente. Tutto questo fa parte della mia formazione classica. Poi, però, una buona metà di quello che ho ascoltato in questi ultimi quarant’anni, è tutt’altro, e questo si riflette nel mio modo di comporre.

Quando gruppi come Apparat o compositori come Matthew Herbert  creano qualcosa di nuovo lo fanno in ambito sostanzialmente “pop”, ma non si può dire che siano soltanto “pop”, anzi: non lo sono affatto.  Magari  Herbert  -a distanza di un mese dall’aver composto una canzone, crea qualcosa per orchestra. Sono le cosiddette personalità “di confine” che scorazzano tra i generi. Ecco: a me piace proprio questo “scorazzare”. La musica “classica” quella del passato,  ce la portiamo nei nostri geni. È insita nel genoma stesso di ogni compositore contemporaneo che abbia avuto una formazione classica. Bach, ad esempio, è un fantasma meraviglioso che mi accompagna da sempre ogni cosa io faccia, sin da bambino,  e verso il  quale sento di avere un debito di riconoscenza che va ben oltre l’ambito strettamente musicale investendo la percezione stessa che ho delle cose che mi circondano”.

  • Dicevo, la tua musica ha una impronta classica ma con sonorità e sperimentazioni nuove e moderne. Nel tuo lavoro di compositore cosa ti preme di più trasmettere?

“Per quanto riguarda il mio lavoro da compositore di quella che, in genere, viene definita musica “colta”, diciamo subito che  nasco come autodidatta, ma influenzato da un certo numero di “padri putativi” che qui non voglio nominare per mancanza di spazio e anche per una forma di rispetto nei loro confronti. Nello specifico, io cerco sempre di sviluppare le mie idee musicali attraverso un linguaggio personale, seppure contaminato da tanti generi e senza particolari preconcetti. Nel mio modo di fare musica  non c’è l’ossessione per la  “sperimentazione” a tutti i costi, che diventa sovente fine a se stessa.

Credo che anche nella musica contemporanea, anche in quei casi di maggior disgregazione formale,  la cosa più importante sia sempre l’esistenza di un’idea musicale forte alla base , chiamiamola “di sostanza”. Può sembrare scontata come affermazione, ma ti assicuro che nella musica d’oggi non lo è affatto.   Le buone idee musicali , quando ci sono, mettono al riparo dal perseguimento di progetti eccessivamente intelletualizzati o ideologizzati: quest’ultimo problema in particolare ha solo contribuito a quello scollamento che oggi tutti osserviamo tra il pubblico fruitore e tanta produzione contemporanea. Il che non significa che, se insieme a quest’idea “di sostanza”, vi è un percorso concettuale interessante o innovativo non sia tanto di guadagnato. Ma che sia sempre in funzione di un’idea musicale, dalla quale a mio avviso non si dovrebbe mai prescindere ”.

  • Hai composto il bellissimo brano “Gunny Christmas: mister he”, un brano molto orecchiabile, dalle sonorità alla Michael Bublè, è un brano natalizio che però parla di argomenti molto  seri ed importanti e il cui video corredato mostra immagini chiare sull’argomento trattato in contrasto con la musica d’atmosfera natalizia e con l’aggiunta della splendida voce di Daphne Nisi oltre che della tua. Parlami di “gunny Christmas: mister he”

“In effetti “Gunny” è una canzone volutamente “classic Xmas-song” per quanto riguarda la struttura musicale, proprio perché lo è molto poco nel testo.

Quest’antinomia tra testo e musica si realizza nell’atmosfera magica e rasserenante di un Natale classico innestato nella coscienza di un Natale passato tra guerre, terrorismo e nazionalismi crescenti, il tutto scandito nella videoclip dai drammatici contributi di repertorio.

Siamo proiettati in una casa piena di luci in cui regna il sorriso sulla bocca, anche quando si parla di pistole. Poi, man mano che le immagini procedono, le analogie tra immagini e azioni dei genitori e del loro bambino (il bravissimo e intelligentissimo Stefano Benemeglio Jr. , di appena cinque anni: una vera promessa per il cinema italiano), ci fanno intuire il tremendo legame esistente tra ciò che accade nella stanza e ciò che accade fuori.

La speranza di un futuro migliore rispetto a quello di distruzione è tutta riposta nello sguardo di un bambino che si affranca definitivamente dallo sguardo degli adulti, per rivoglersi a un orizzonte di sole per il domani.”

  • Sono molto incuriosita da questo brano bellissimo proprio per gli argomenti che tratta e poi vi hanno preso parte grandi musicisti, te naturalmente, leandro Piccioni, uno dei musicisti prediletti dal Maestro Ennio Morricone, Giuseppe D’Ortona alla batteria, Francesco Marini al sax alto. L’idea di fare questo video così spiazzante come si è sviluppata?

“L’idea del video è nata da un collettivo di videomaker di talento che non vogliono essere nominati singolarmente: il Collettivo LiCam . Il loro lavoro è stato fondamentale e la videoclip che ne è scaturita è l’anima stessa di ciò che vuole esprimere questa canzone. Non potrò mai ringraziare abbastanza il “Collettivo” per il suo lavoro magnifico.

Riguardo ai musicisti che vi hanno partecipato, beh: per un progetto nato tardissimo ai fini di un lancio natalizio, il sottoscritto ha avuto la fortuna se non altro di avere il meglio del meglio che potesse desiderare.

Leandro Piccioni è il pianista prediletto del grande Ennio Morricone. Egli, oltre ad essere un pianista eccelso , è anche un meraviglioso compositore e tecnico del suono. In questa produzione ha suonato magnificamente la parte del piano su un Fazioli dalla sonorità morbida e avvolgente e ha arrangiato la parte degli archi. Francesco Marini è il sax alto: un musicista che ti arriva in sala, si mette le cuffie, ascolta una volta e, nel giro di un quarto d’ora , ti sforna un paio di registrazioni perfette che alla fine non sai quale scegliere per bellezza di realizzazione e godibilità di improvvisazioni. Daphne Nisi è una cantante dal timbro suggestivo e dalla musicalità raffinatissima. La sua capacità di entrare subito nella giusta atmosfera di qualsiasi musica affronti sorprende sempre chi la ammira lavorare sullo spartito. Ho scritto la parte del violino suonata da Marco Quaranta assolutamente all’ultimo, perché volevo dare un maggior “real-touch” all’apertura del brano. Marco ha saputo interpretarla meglio ancora di come avessi mai sperato. Giuseppe D’Ortona alle percussioni ha accompagnato con sapienza ed eleganza.  Senza questi Artisti eccezionali e la loro amicizia  non avrei mai potuto realizzare questo lavoro. In questo lavoro c’è l’anima di ognuno di loro.”

  • Mi è piaciuto molto il testo di protesta contro la diffusione delle armi e contro chi diffonde l’odio e la diffidenza verso chi viene da realtà diverse dalle nostre, argomenti di scottante attualità. Perché la scelta di questi argomenti?

“Perché questo è il nostro presente maggiormente preoccupante e perché credo che sia un presente che vada affrontato prima di tutto evitando di dare ascolto ai vari “Mister He” che troviamo sulla nostra strada. “Mister He” è chiunque instilli la paura, fomenti l’odio, costruisca i muri e armi le mani.

carlo-putelli

  • Cosa ti auguri per questo brano, a chi vorresti arrivasse, o come vorresti che colpisse?

“Mentre quella da cantante pop-jazz  è stata per quanto mi riguarda un’incursione del tutto occasionale, questo brano è invece un vero inizio per me: l’inizio della mia attività come autore di canzoni. Attività alla quale mi dedicherò sempre maggiormente.

Riguardo a “Gunny Christmas, Mister He!”, è una canzone che non ha etichetta discografica , per cui promuoverla come credo meriterebbe si sta rivelando  difficile. Ringrazio  per i numerosissimi feedbak  lusinghieri che in questi giorni mi stanno arrivando da parte di tante persone,  perché significa che la canzone è arrivata al cuore. La mia più grande speranza è che la storia di questo bambino e la sua fuga da “Mister He” abbia contribuito anche a far meditare ulteriormente sulle tematiche espresse dal testo e dalle immagini, delle quali abbiamo già discusso prima”.

  • I tuoi progetti futuri? Domanda d’obbligo che voglio farti perché sei un musicista molto impegnato.

“Tra i prossimi progetti ho certamente il piacere di indicarti un concerto che terrò a maggio prossimo al Teatro Vascello di Roma col “Labirinto Vocale”, l’ensemble vocale da me fondato anni or sono, specializzato in contemporanea.   Un appuntamento da non perdere perché, insieme a Carlo Galante e Matteo D’amico, due tra i compositori più grandi dell’attuale musica contemporanea italiana, presenterò un ciclo di musiche su bellissime poesie del poeta curdo Golan Haji e della scrittrice libanese Joumana Haddad, presenti i due poeti all’evento e nello stesso giorno, con una conferenza di presentazione curata dalla Dott.ssa Patrizia zanelli del dipartimento di ingua e letteratura araba dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Il ciclo si chiamerà “Canti d’Esilio”.

Insieme a quest’opera il Labirinto Vocale eseguirà  “The Little Match Girl Passion” per quattro voci e percussioni, una musica magnifica con la quale David Lang, il compositore delle colonne sonore di “Youth” e del “La Grande Bellezza” di Sorrentino, vinse il premio Pulitzer nel 2008.”

Sono Daniela Merola, giornalista, blogger, scrittrice e presentatrice eventi culturali, sono ufficio stampa di librincircolo.it e ricominciodailibri.it, sono socia della libreria iocisto. Sono appassionata di spettacolo, teatro e editoria, amo il calcio e il tennis. La comunicazione è la mia forza, mi piace mettermi alla prova con le presentazioni e la recitazione.