Cronaca

Cesare Battisti non andrà in carcere in Brasile

24 Ottobre 2017, prima vittoria giuridica di Cesare Battisti. Il Tribunale regionale federale della terza Regione, ha deciso all’unanimità di mantenere le misure cautelari alternative al carcere per l’ex membro dei Pac, condannato all’ergastolo in Italia per quattro omicidi.

Le tappe fondamentali dell’arresto di Battisti

È il 4 ottobre 2017, quando Cesare Battisti viene arresto alla frontiera tra Brasile e Bolivia. Successivamente alla richiesta di estradizione avanzata dall’Italia, nasce negli inquirenti il sospetto che Battisti fosse pronto a passarla illegalmente. Nonostante le accuse degli agenti, l’ex terrorista latitante aveva dichiarato davanti al giudice che non era sua intenzione scappare, in quanto il Brasile era l’unico paese che fin ora lo aveva protetto: “Perché avrei dovuto fuggire? Io sono protetto, il decreto Lula non può essere revocato: sono passati cinque anni”, queste le parole di un uomo estremamente sicuro di ciò che lo aspetta.

Sulla base delle dichiarazioni da lui rilasciate, il giudice J. M. Lunardelli, del Tribunale federale regionale, il 7 ottobre 2017, gli concede la libertà provvisoria.

 Questa l’attuale decisione della magistratura brasiliana

Oggi la magistratura brasiliana ha deciso di mantenere in libertà provvisoria Cesare Battisti, a condizione che non lasci Cananéia, dovrà inoltre chiedere l’autorizzazione per ogni spostamento ed usare obbligatoriamente il braccialetto elettronico “qualora vi fosse disponibilità del dispositivo” al fine di monitorare i suoi spostamenti.

Una decisione prevedibile e che non ha nulla a che vedere con l’esame in merito alla richiesta di estradizione arrivata dall’Italia, accolta positivamente dal governo del presidente Michel Temer.

La questione è attualmente nelle mani del Supremo Tribunale Federale brasiliano. L’Alta Corte è chiamata a decidere sulla concessione o meno dell’habeas corpus all’ex terrorista dei Pac, richiesto dai difensori di Battisti. Questo avrà conseguenze decisive per l’estradizione o meno in Italia. Battisti attende di conoscere il suo destino nel suo rifugio al mare.

Solo ieri Battisti aveva dichiarato alla stampa che estradarlo significa ucciderlo: “gli agenti penitenziari hanno detto che mi ammazzeranno. C’è un odio alimentato in tutti questi anni da una parte dei media e dalle forze politiche italiane. Quelli che vogliono ammazzarmi sono quelli che dovrebbero occuparsi di me in carcere”. 

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