Attualità

Gay Pride 2018: storia della lotta dei movimenti LGBT

Lo scorso 2 Giugno il Corriere della Sera ha pubblicato un’intervista molto discussa al neo-ministro della famiglia e della disabilità Lorenzo Fontana. Alla domanda relativa ai comportamenti del ministero nei confronti delle famiglie arcobaleno Fontana ha risposto: “Perchè esistono le famiglie arcobaleno? In questo momento per la legge non esistono“. Il rifiuto del riconoscimento delle famiglie omosessuali ha scosso gay ed etero ed è stato un punto centrale nell’organizzazione degli ultimi Gay Pride in tutta Italia.

Dopo le manifestazioni di maggio di Bergamo e Salerno, lo scorso sabato anche Pavia e Trento (con il primo Dolomiti Pride) si sono colorate di arcobaleno, insieme con l’immancabile Gay Pride di Roma che avrebbe contato circa mezzo milione di partecipanti. Nei prossimi giorni altre città italiane, da nord a sud, ospiteranno le manifestazioni e le sfilate dei movimenti omosessuali  e dell’orgoglio LGBT: Torino e Caserta il 16 Giugno, Bologna e Catania il 23 Giugno, Milano e Palermo il 30 Giugno e Napoli il 14 Luglio. A Stoccolma, dal 27 Luglio al 5 Agosto, si terrà invece l’Europride.

La storia ci insegna però che l’orgoglio Gay o LGBT in Italia non è da sempre stato così manifesto e partecipato e che le rivendicazioni degli omosessuali di qualche decennio fa erano diverse rispetto alle attuali. Questa storia parte dai Moti di Stonewall, ossia dagli scontri tra omosessuali e polizia di New York nel bar gay di Christopher Street, la notte tra il 27 e il 28 Giugno 1969. In Italia la prima organizzazione omosessuale, il “Fuori!” ( Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano), di stampo inizialmente marxista, fu creata solo nel 1971 e si componeva di pochi membri. Nel 1974 l’organizzazione si alleò con il Partito Radicale, modificando così la sua inclinazione politica, e per questo perse alcuni dei suoi membri, tra cui Mario Mieli.

Questa unione spianò la strada all’ingresso in politica di cittadini omosessuali, candidati alle elezioni ed eletti in Parlamento. Nell’Aprile del 1972 si colloca la prima manifestazione di piazza omosessuale in Italia (anche se i gruppi che vi parteciparono provenivano da altre parti d’Europa). La manifestazione voleva essere una risposta incisiva al Congresso Internazionale sulle devianze sessuali organizzata a San Remo e in cui si discuteva di terapie per la cura dell’omosessualità.

Dal 1979 l’omosessualità diventa un fatto sociale e culturale e quindi tema di incontri, rassegne cinematografiche e spettacoli. Il Gay Pride di Roma del 1983 fece clamore anche per questo, cioè per la visibilità che il movimento omosessuale cominciava ad avere grazie al suo programma ricco di eventi culturali e pubblici.

Negli anni ’80 nasce l’Arcigay, principale organizzazione gay italiana e operativa tutt’oggi, dal collettivo della sinistra culturale italiana Arci. Le campagne promosse negli anni ’80 miravano alla lotta all’AIDS e all’HIV e a sensibilizzare i cittadini italiani all’uso del preservativo. In questi anni nacque anche una “stampa omosessuale” con l’uscita della rivista Babilonia (che sopravviverà fino al 2009). Dalla stessa stampa arriverà l’esortazione al coraggio, all’orgoglio, alla partecipazione e alla maggiore apertura delle manifestazioni gay anche agli etero.Nel 1988 l’esortazione venne raccolta da 102 omosessuali che firmarono sulle pagine de la Repubblica del 28 Giugno l’augurio a tutti i gay per la Giornata dell’orgoglio gay.

Negli anni successivi numerose manifestazioni si svolsero nelle piazze milanesi, seppur con un numero di partecipanti non superiore alle 200 persone. Il 1994 fu un anno importante contrassegnato dalla pubblicazione di nomi e cognomi di 200 lettori omosessuali della rivista Babilonia (un coming-out collettivo, insomma) e dal Primo Gay Pride Nazionale a Roma con circa 10.000 partecipanti , organizzato da Arcigay e dal Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, a cui parteciparono anche rappresentanti della politica. Il Gay Pride di Roma fu seguito nel 1995 e nel 1996 da quello di Bologna e di Napoli, ma il movimento omosessuale non riusciva a trovare una strategia comune e questo comprometteva una più estesa partecipazione alle Giornate dell’orgoglio gay e a tutte le altre occasioni di incontro-confronto.

Nel 2000 le divergenze vennero appianate e il movimento omosessuale conquistò Roma in occasione del Gay Pride Mondiale. La rivista Babilonia in quell’occasione parlò di un numero incalcolabile di partecipanti (che secondo gli organizzatori del Pride raggiunse il milione) e della polemica di omosessuali ed etero contro l’atteggiamento omofobo della Chiesa cattolica e contro la passività, o connivenza, della politica italiana. Tra i partecipanti vi furono Imma Battaglia, Asia Argento, Vladimir Luxuria e Walter Veltroni. Ovviamente Il Gay Pride del 2000 destò non pochi clamori e la risposta italiana nei giorni successivi fu piuttosto dura, soprattutto dopo l’amaro intervento di Papa Giovanni Paolo II.

In ogni caso dall’anno 2000 l’orgoglio LGBT è esploso in ogni città d’Italia, aprendo finalmente gli occhi a tutti gli scettici della nostra società e anche alla politica, che ha dovuto confrontarsi con nuove esigenze e richieste della società civile. Negli ultimi anni infatti da parte degli omosessuali non c’è stata solo una forte rivendicazione degli stessi diritti degli etero nell’ambito lavorativo ma anche in ogni altra sfera sociale a partire dalla famiglia. La Legge Cirinnà del Maggio 2016 è intervenuta in questo senso riconoscendo e disciplinando le unioni civili tra coppie dello stesso sesso, richiamando anche alcuni dei diritti e doveri stabiliti dall’Articolo 143 del Codice Civile in materia di matrimonio come l’obbligo di assistenza morale e materiale e la coabitazione.

E’ vero perciò che l’unione civile tra persone dello stesso sesso non è giuridicamente equiparabile al matrimonio e che continua a mancare di una componente importante, la prole (La Legge Cirinnà non contempla la Stepchild Adoption). Se dunque ci limitiamo al significato di famiglia nel diritto italiano, la famiglia arcobaleno non ha tutti i requisiti per essere chiamata tale. Se invece ne estendiamo il significato, analizzandola da un punto di vista antropologico, la famiglia è una istituzione della società umana che in ogni contesto (e in ogni tempo, aggiungerei) assume forme differenti e non per questo meno valide.

 

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Anna Loschiavo

Studentessa di Studi dell'Africa e dell'Asia e laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università Di Roma La Sapienza, sono appassionata di politica, storia e cultura africana. Scrivo per informare me stessa e gli altri di argomenti a cui la stampa nazionale non presta la giusta attenzione.
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