L’Uomo Che Uccise Don Chisciotte: Recensione in Anteprima

In anteprima per Newsly.it la recensione de L’Uomo Che Uccise Don Chisciotte, il nuovo film di Terry Gilliam il cui sviluppo è durato 25 anni.

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Uno dei casi più famosi di “development hell”, ovvero film che non riescono a vedere la luce, è L’Uomo Che Uccise Don Chisciotte di Terry Gilliam, regista dallo stile personale ed ex membro dei Monty Phyton.

La seconda versione del Chisciotte di Gilliam – la prima si è esaurita nel documentario Lost in La Mancha –  arriverà nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 27 Settembre nonostante si sia parlato a lungo della cancellazione della release per motivi legali.

L’Uomo Che Uccise Don Chisciotte: Trama del Film

Toby (Adam Driver) è un regista pubblicitario che decide di girare uno spot nell’entroterra spagnolo, ma non riesce a trovare la giusta ispirazione. A cena, in un ristorante, un venditore ambulante cerca di vendergli un film girato dallo stesso Toby quando era un giovane e promettente regista dal nome “L’Uomo Che Uccise Don Chisciotte”.

Incuriosito decide di ritornare nel paese che ospitò le sue riprese, alternando nella narrazione flashback e presente. Il suo ottimismo viene subito spento: la giovane protagonista è diventata una escort ed è scappata, mentre il Don Chisciotte (Jonathan Pryce) è impazzito al punto da immedesimarsi nel suo personaggio.

Le avventure dei due si uniranno giocoforza e il film entra nel pieno del suo svolgimento, in bilico tra passato e presente.

Don Chisciotte tra passato e presente: la forza propulsiva della follia

Gilliam mostra allo spettatore la forza propulsiva della follia e la sua necessarietà per condurre la vita quotidiana. Ricoperta da un velo di tragicomico – è impossibile non ridere guardando le disavventure di un vecchio folle – c’è il tema della catarsi nell’arte che si realizza.

In un tempo e in un luogo non meglio specificato, i vincoli temporali cadono e le avventure di Don Chisciotte e del suo novello Sancho sono in sospeso tra Medioevo e Presente. Ciò che risalta da questa mancanza di punti di riferimento è il legame umano tra i due e l’illusione di vivere in maniera atemporale.

La trasposizione del celebre romanzo, cui vengono presi in esame solo un paio di aspetti caratterizzanti, sembra fedele perchè Gilliam concepisce il film come un romanzo: un’avventura senza tempo in grado di contaggiare ed entusiasmare anche a secoli di distanza.

In quest’ottica tutti ci possiamo ritenere Don Chisciotte: pazzi idealisti che fuggono da una realtà non meno assurda. Toby abbandona il cinema – campo in cui dimostra un gran talento – per girare scadenti spot pubblicitari. La vita che ognuno si trova costretto a fare è parimenti assurda e dal cortocircuito tra realtà ed aspettativa nasce la follia creativa di chi al presente non vuole arrendersi.

L’Uomo Che Uccise Don Chisciotte: ironia e spunti di riflessione

A Terry Gilliam, in conferenza stampa, è stato chiesto se al giorno d’oggi esistesse un degno erede dei Monty Phyton, la sua risposta è stata ovviamente negativa. “I comici di oggi sono timidi, troppo legati al politically correct”, ha risposto. Questa contraddizione emerge chiaramente nel film.

Nonostante la nostra società sia molto più socialmente avanzata di quella descritta da Cervantes, il “feudalesimo” continua a vivere nei rapporti di potere. Centrale sarà la figura dell’oligarca russo, il quale con il suo ruolo (e i suoi gusti molto particolari) dimostrerà allo spettatore che la dimensione di schiavitù ed assoggettamento esiste ancora tutt’oggi.

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L’ironia, però, pervade la verità e la rende leggera ed accettabile. La comica ricerca della dama Dulcinea, gli improbabili combattimenti di un folle anziano e i sogni allucinati del novello Sancho sono portatori di un gusto agrodolce e anche malinconico.

La pena sociale per chi contraddice alle logiche di potere è l’oblio, l’isolamento e la solitudine. La punizione odierna è vista comicamente nel sogno delirante di Sancho come la prigionia nel castello del malvaggio a cui segue la morte. Nelle risate, la verità: il paragone non è poi tanto distante dalla realtà.

Una seconda generazione di attori per il Don Chisciotte di Gilliam

La prima stesura del film, la quale si basava su un semplice viaggio indietro nel tempo da realizzarsi con un budget colossale, vedeva nel cast un giovane Johnny Depp, Jean Rochefort (scomparso lo scorso anno) e Vanessa Paradis.

La seconda e attuale versione dà spazio ad un cast molto giovane e promettente, tra cui Adam Driver, Olga Kurylenko e Joana Ribeiro, a cui si aggiunge la grande prestazione di Jonathan Pryce.

Adam Driver interpreta almeno tre personaggi distinti tra di loro: il cinico e viziato regista publicitario, il malinconico e narcisista studente di cinema e il giustiziere medievale Sancho Panza. La sua poliedricità sposa a pieno il proposito del film, riuscendo a coinvolgere gli spettatori in sala.

Joana Ribeiro, giovane attrice portoghese, è invece la perfetta Dulcinea. Una donna dolce ed allegra costretta a fare una vita che non desiderava. Il prototipo della donna che vive nella malinconia per cui vale la pena “combattere”.

Se il budget del film è dimezzato rispetto alle previsioni originarie, come ha annunciato Gilliam presentando il film, la seconda stesura trova una soluzione narrativa eccezionale e ricca di significato, adatta a reinterpretare un classico della letteratura mondiale.

Voto: 4/5

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Pubblicato da Matteo Squillante

Napoletano di nascita, attualmente vivo a Roma. Idealista e sognatore studente di Lettere presso l'Università di Roma Tor Vergata. Osservatore silenzioso e spesso pedante della società attuale. Scrivo di ciò che mi interessa, principalmente politica e temi sociali.
Twitter: @MattSquillante

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