Cinema

“Les derniers parisiens” al Torino Film Festival 2016: Recensione

La Pigalle dei magrebini e dei neri francofoni è al centro del film Les derniers parisiens di Hamé Bourokba Ekoué Labitey, interpretato da Reda Kateb, Slimane Dazi Mélanie Laurent. E sono loro “gli ultimi parigini” del titolo, gli esclusi dalla società. La rappresentazione che i registi ne fanno è quasi machiavellica: arrivisti, rancorosi e orgogliosi. Hanno conquistato faticosamente i loro successi partendo dal basso e non intendono mollare, non si arrendono alle sconfitte e non dividere con nessuno i propri meriti. Fosse pure sangue del tuo sangue!

Trama

Il film è incentrato sulla storia di due fratelli di origini magrebine, Nasser (detto “Nas”) e Arezki. Arezki, il maggiore, è un uomo che si è integrato nella Francia, talvolta scendendo a compromessi con la nazione ospitante. Ma intanto possiede un bar, ha una bella e giovane compagna e un paio di amici locali.

Per farsi strada, ha abbandonato Nas presso una zia che gli ha fatto da madre, spedendogli regolarmente soldi. Nas, al contrario, non è sceso a compromessi. E’ addirittura finito in carcere e rinfaccia ad Arezki di non averlo aiutato. Arezki è stanco della gentaglia di Pigalle e vorrebbe vendere il bar e trasferirsi in un’altra città con la sua compagna. Saputo della vendita del bar, Nas vorrebbe comprarlo lui stesso, ma Arezki non accetta che sia suo fratello a prendere il suo posto.

Recensione

Difficile rapporto quello tra Nasser e Arezki e forse il film è già visto, eppure non annoia mai. I registi sembrano volersi ispirare un po’ ad Abdellatif Kechiche, e in particolare a Cous cous: la scrittura sembra la stessa e il film prevede scene “culinarie” forse poco funzionali alla narrazione, ma che contribuiscono a trasmettere quel senso dell’etnia che i registi sembrano voler dare al loro film. Perché in fondo è un velato attacco alla Francia, al trattamento che riserva ai popoli “stranieri”.

In effetti, come si lascia intendere in più di una scena, la paura più grande dei protagonisti è quella di essere truffati. Truffati forse dal paese su cui hanno investito tutti i loro sogni. Tuttavia il film, pur partendo da una morale pessimista,lascia comunque posto alla speranza.

https://www.newsly.it/maquinaria-panamericana-joaquin-del-paso-torino-film-festival-2016-recensione

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Claudio Rugiero

Laureato in DAMS all'Università degli Studi di Torino e diplomato in Filmmaking presso la Scuola Holden, ha frequentato diversi workshop di sceneggiatura e critica cinematografica, formando la sua esperienza anche presso alcuni Festival cinematografici (Torino, Bobbio e Venezia). Già redattore presso "Darkside Cinema" e "L'Atalante", è autore di racconti, soggetti e sceneggiature, nonché regista di un cortometraggio, "Interno familiare". Nel 2016, un suo soggetto per lungometraggio è stato tra i finalisti al Pitch in The Day- Concorso Opere prime.
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