Recensione “Chiamatemi Francesco”, il Film su Papa Bergoglio

Anno Santo Straordinario, Papa Francesco: “Dedicato alla Misericordia”

In questi giorni di Giubileo della Misericordia, vorremmo consigliare un film ora nelle sale. Si tratta di “Chiamatemi Francesco” (di cui vi presentiamo la recensione) la nuova pellicola del noto regista Daniele Lucchetti, autore di film di grande pregio quali “Il portaborse”, “Arriva la bufera”, “Mio fratello è figlio unico”. Si tratta del primo film su Papa Bergoglio. 

Qualcuno, nei confronti alla pellicola, ancor prima di vederlo, poteva nutrire un certo scetticismo, perché temevasi potesse scadere nella facile “santificazione” di un uomo che, senza ombra di dubbio, sta suscitando notevoli entusiasmi (e critiche, in egual misura), un Papa che è già storia, grazie alla sua spontaneità e alla massima vicinanza agli “ultimi” della terra.

Non è un film “santino”, ma piuttosto un documentario sulla straordinaria vita di un uomo di Chiesa argentino che ha saputo “sporcarsi le mani” e reagire dinanzi all’immane tragedia della dittatura di Jorge Rafael Videla, detto l’”Hitler della pampa” e non soltanto per i suoi baffi. Lucchetti delinea la figura di Jorge Mario Bergoglio senza mai indulgere troppo nella benevolenza, tratteggiandone il carattere schietto e la capacità di accogliere ogni umana difficoltà, incastonando la vicenda personale nella più ampia fotografia di un’epoca e di una tra le maggiori tragedie che il mondo ricordi.

Nel film di Lucchetti, il prete Bergoglio è innanzitutto un uomo, con le sue paure, le sofferenze interiori, una persona “normale” che si trova a dover prendere delle decisioni spesso vitali, nella difesa di certi valori che sono universali e non certamente ascrivibili soltanto agli uomini e alle donne di fede. L’excursus storico è di largo respiro, spesso doloroso, e non tralascia piccoli accenni alle abitudini quotidiane di una persona che non ha mai ambito a privilegi e ha fatto della propria esistenza una missione di fratellanza, non dentro le stanze dei palazzi, ma nella polvere delle baraccopoli di Buenos Aires.

Un “docufilm” da vedere, per conoscere Papa Francesco ancor più da vicino e per comprendere cosa sia stata la dittatura argentina, e come la stessa Chiesa, troppo spesso, abbia volutamente abbandonato tutti quei preti e quelle suore “ di strada”, impegnati strenuamente nella lotta al totalitarismo, mostrando dunque due facce tristemente contrastanti.

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34 anni, avellinese, iscritto all'Albo Nazionale dei Giornalisti Pubblicisti dall'ormai lontano 2000. Appassionato di sport, tecnologia e web, è attualmente Search Marketing Specialist nell'agenzia pubblicitaria statunitense J. Walter Thompson.