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Russiagate News: le presunte interferenze nelle elezioni americane

Negli Stati Uniti continua la discussione sulla tematica dell’interferenza della Russia nelle elezioni presidenziali. Recentemente è stata pubblicata una lista di 13 russi che il Dipartimento di Stato americano ha accusato di aver interferito nelle elezioni. Inoltre, l’escort bielorussa Anastasia Rybka, associata al quartier generale dell’oppositore filo-americano di Putin, Aleksey Navalny, ha pubblicato le sue scandalose “confessioni” sul proprio profilo di Instagram e in un libro da lei scritto.

Le presunte prove dello scandalo

In questo scandalo sarebbe stato coinvolto Paul Manafort, l’ex capo del quartier generale elettorale di Donald Trump. Apparentemente, nel luglio 2016, Manafort, che allora era il manager della campagna elettorale di Trump, avrebbe invitato l’oligarca russo Oleg Deripaska a intrattenere un dialogo informale su una vasta gamma di “questioni interessanti”. Un mese dopo, il Vice Primo Ministro russo Sergeij Prikhodko sarebbe andato a trovare Deripaska su uno yacht, nelle vicinanze della Norvegia, in condizioni di massima sicurezza, per parlare delle relazioni con gli Stati Uniti. Tra gli ospiti dello yacht vi sarebbe stato anche Manafort. Vi sarebbero state anche delle escort, tra le quali la Rybka.

In Russia è iniziata “l’epidemia”: molte donne con un background che poco o nulla ha a che fare con la politica, si cimentano in quest’ultima. L’esempio più famoso è Ksenia Sobchak, l’ex leader dello scandaloso talk show russo “Dom-2” e ora candidata alle presidenziali, ma molto malvista da 9 russi su 10. Anche la Rybka avrebbe cercato di seguire questa strada, e sul suo profilo Instagram ha infatti scritto molto sull’incontro sullo yacht. Prima che, secondo quanto da lei scritto, diventasse vittima di uno stupro di gruppo, la Rybka avrebbe chiesto a Oleg Deripaska di sposarla. Questi dettagli scandalosi sono stati abilmente usati da Navalny per screditare le linee politiche di Vladimir Putin (e di Donald Trump). Tuttavia, più tardi, la stessa Rybka ha detto che i dettagli più scandalosi della sua storia erano uno scherzo.

L’intervista con l’ex dipendente della CIA

Questo, però, non renderebbe le cose più facili per Manafort. L’incontro stesso sullo yacht non è probabilmente in dubbio e la Rybka sarebbe stata solo una pedina in un gioco politico complesso. Tuttavia, è anche possibile che gli oppositori di Trump di entrambi i partiti potrebbero tentare di utilizzare questa faccenda per dimostrare che Hillary Clinton ha perso le elezioni a causa dell’intervento dei russi. Questa tesi, però, non è dimostrabile dalle critiche: i russi semplicemente non hanno tali opportunità e desideri. Ad ogni modo, l’interferenza, in un modo o nell’altro, delle lobby di nazioni importanti nelle elezioni di altri Paesi è un segreto di Pulcinella (la lobby israeliana con Trump e quella saudita con Bush junior, per esempio).

Anche gli stessi russi avrebbero una prova della reale interferenza degli americani nelle loro elezioni. Recentemente, un’intervista molto interessante è infatti apparsa sui media russi. Il New York Times ha intervistato un ex dipendente dei servizi segreti degli Stati Uniti, esperto sulle attività della CIA, Steven Hall, che si è ritirato nel 2015 dopo trent’anni di lavoro nel campo dell’intelligence, dove è stato a capo delle “operazioni russe.” Nell’intervista, Hall ha ammesso che gli Stati Uniti, durante tutta la storia dell’esistenza della CIA, hanno condotto operazioni al fine di influenzare le elezioni in altri Paesi, tra cui Italia e Russia.

Tuttavia, Hall non è il primo ad affermare questo fatto. Secondo molti politologi russi, gli Stati Uniti, negli anni ’90, si sono comportati in Russia come a casa propria, ad esempio lanciando la privatizzazione su larga scala nel 1992. Inoltre, gli economisti americani consigliavano il governo filo-americano di Boris El’cin e di Egor Gajdar, suggerendo loro di nominare e licenziare i leader del Fondo Federale della Proprietà russo. All’epoca, come consulenti in Russia lavoravano centinaia di americani, compresi alcuni dipendenti della CIA. Per quanto riguarda le elezioni in Russia, quelle del 1996 potrebbero risultare “sospette” da questo punto di vista: il rating del partito filo-americano di El’cin, infatti, fino a pochi mesi prima delle elezioni, si aggirava intorno al 6%. Gli specialisti americani, in realtà, erano di fatto a capo del quartier generale elettorale di El’cin, e il FMI aveva concesso a quest’ultimo un enorme prestito, che andò a pagare i debiti per gli stipendi. Anche prima delle elezioni del 1996, il controspionaggio russo aveva intercettato le proposte dell’ambasciata americana a Mosca per finanziare le forze filo-americane (per esempio, il partito di Gajdar “Scelta Democratica”). Anni dopo, già sotto il presidente Putin, l’ambasciata americana a Mosca aveva organizzato ricevimenti per l’opposizione anti-Putin.

Le dichiarazioni della Russia

Pochi giorni fa, il portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha detto in un briefing che la sua agenzia ha le prove che l’Occidente sta cercando di intervenire nella campagna presidenziale della Russia (del 18 marzo): “In contrasto con le accuse infondate riferite a onnipotenti hacker russi e ad una sorta di influenza russa nelle elezioni in altri Paesi, noi abbiamo informazioni su fatti concreti dell’intervento distruttivo di un certo numero di Paesi occidentali nei nostri affari interni nel contesto della campagna elettorale presidenziale.”

Gli americani darebbero quindi per scontata la loro ingerenza nelle elezioni, ad esempio del presidente della Russia, ma non tollererebbero nemmeno un’interferenza simbolica nel loro stesso processo elettorale. È improbabile che gli organizzatori della campagna contro Trump e gli “hacker russi” credano seriamente alle accuse di interferenze straniere. I mitici “hacker russi”, che si sarebbero dimostrati più forti della volontà del popolo americano, sarebbero necessari a loro come scusa per combattere l’attuale presidente degli Stati Uniti e per screditare la politica del leader russo Vladimir Putin, che considerano il rivale più pericoloso. Sarebbe dunque questa la ragione e l’obiettivo della campagna contro Donald Trump e il suo presunto collegamento con la Russia.

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Silvia Vittoria Missotti

Da due anni collaboro con diversi media online in Italia, Russia e Stati Uniti. I miei interessi professionali sono la politica e le relazioni internazionali, la politica interna ed estera russa e ucraina e le relazioni italo-russe. Nel 2014 uno dei miei saggi ha vinto un premio letterario in Italia. Fin dall'infanzia ho vissuto in molti Paesi, tra cui Brasile, India e Austria e Russia. Ho fatto diverse interviste a importanti figure della politica e dell'economia di Italia, Russia, Inghilterra, Francia, Grecia, Slovacchia e Brasile. Parlo sei lingue.

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