Stefania Ventura, intervista all’autrice teatrale

Parla la nota autrice teatrale Stefania Ventura.

 

Daniela Merola intervista in esclusiva per www.newsly.it l’attrice teatrale Stefania Ventura. Inizia giovanissima a lavorare a teatro avendo una famiglia che svolgeva lavori in campo teatrale. Ha frequentato nel 1983 a Bologna la scuola di recitazione dell’A.T.E.R. diretta da Alessandra Galante Garrone. Ha lavorato con varie produzioni teatrali al Sistina di Roma con Pietro Garinei, Johnny Dorelli ed è stata in varie compagnie tra cui quelle di Aldo Giuffrè, Adriana Asti, Ida Di Benedetto, Antonio Salines, Paolo Ferrari. Ha lavorato per tre stagioni con Luca De Filippo e con Beppe Barra e nel 1996 ha iniziato la sua collaborazione artistica con la compagnia teatrale di Luigi De Filippo. Attualmente è in scena al Parioli di Roma con “Natale in casa Cupiello” che riprenderà per la stagione 2017/18. Ha inoltre lavorato per il cinema e la tv.

L’intervista

Stefania, vieni da una famiglia che ha sempre respirato il teatro, per te quindi è stato naturale calcare il palcoscenico. Quando il sacro fuoco ti ha investita della sua chiamata?

 

A dire il vero la chiamata  non l’ ho avvertita proprio subito.  Avendo quasi tutta la famiglia che lavorava in teatro, entrare in questo mondo è stato quasi un passaggio obbligato; come bene hai detto tu  “naturale”: era il mondo che conoscevo di più , mi era, appunto,  familiare e  mi faceva sognare e divertire, ma mi rendevo anche conto che fuori da questo mondo fatato c’ era un’altra realtà, altri mestieri e professioni.

 Fare teatro è un “modo di vivere” particolare, una disciplina, una vocazione;richiede una dedizione quasi esclusiva e hai poco tempo per vivere altro.

Essendo io caratterialmente una persona curiosa in generale,per lungo tempo non  sono stata tanto sicura di volere dare questa esclusività. Mi sarebbe piaciuto fare anche la giornalista, per esempio.Ma poi,  ogni volta che facevo parte di uno spettacolo mi rendevo conto che funzionavo e che quindi era il caso di usufruire di questa virtù artistica naturale con la quale sono nata ( anche se ho studiatoe studio ancora parecchio la materia ) A volte, con un sorriso, penso che forse sono nata in una famiglia dedita al teatro appositamente, per segnare il destino.Ho preso pienamente coscienza che era questo il mio unico mestiere possibile intorno ai 30 anni; dopo circa già 12 anni di lavoro professionale che ho amato, nel corso dei quali ci sono state tante soddisfazioni; ma appunto, mi dispiaceva non riuscire a vivere il resto del mondo: sempre in tourneè, sempre in viaggio, sempre con orari e abitudini  diversi dal resto della società. Difatti per un paio di anni mi fermai appositamente per vivere il resto. Lo feci per fare esperienzadi altri lavori in vari settori e di altri tipi di vita. Mi fu molto utile; per quanto mi riguarda non si puòfare teatro se non hai vissuto, se non vivi la società. Il Teatro va di  pari passo con la vita privata e con quello che impari e conosci nella società ; Se no, poi,  quando devi rappresentare persone o situazioni, che esprimi? Non bastano le didascalie di un testo o la regia per quanto ottima possa essere; così quando ripresi la vita precedente, artisticamente mi ritrovai migliorata con più cose da dire. Da quel momento senza incertezze, devota alla vitada teatrante e al teatro, presi davvero coscienza che quella era la mia vocazione da sempre e che era davvero naturale rispondere alla chiamata senza dubbio alcuno.

La tua carriera è veramente vasta ed importante. Hai lavorato con Aldo Giuffrè, Paolo Ferrari, Johnny Dorelli. Come puoi definirla fino a questo momento la tua carriera?

 

Non mi sono mai sentita in carriera, nel senso, come dicevamo, che mi sembrava che recitare in teatrofosse la mia vita e mestiere naturali. Non ho mai visto il teatro come

“ carriera” . Certo, soprattutto quando si è più giovani, è normale e legittimo pensare:

 “ diventerò una Star”; ed è normale avere un minimo di ambizione, ma poi , almeno in me, queste idee non erano prioritarie: il mestiere del Teatro vero,  per me,  è uno studio sull’uomo, sull’umanità . Il teatro mette al centro “ l’ uomo”  con i suoi pregi , difetti e particolarità. La mia sfida personale è stata ed è quella di capire , approfondire e riprodurre vari personaggi e situazioni, identità esistenti o esistite; come fossi uno specchio trasfigurato per queste identità e situazioni, che mostra alle persone di una platea come, a volte, siamo fatti. Senza dare giudizi ovviamente. Posso dirmi fino a questo momento molto soddisfatta; ma citando Eduardo: “gli esami non finiscono mai”

 

 

Cosa ti hanno insegnato questi grandi artisti in termini di tecnica recitativa e valori umani?

 

Con tutti ho imparato tantissimo. Veri Maestri . Con tutti,  lavorandoci accanto durante le prove e nel corso delle repliche , senza  quasi che ce ne si renda conto( ci si accorge tempo dopo che  in scena  fai delle cose come le faceva quell’attore o quell’altro; non è imitazione,ma assorbimento) assimili tecnica . Ognuno di loro ha un modo, una partitura musicale di recitazione di base con le stesse radici, ma poi hanno modi diversi di esprimerla,ognuno ha un proprio, diciamo, arrangiamento musicale nei suoni delle parole, nelle pause, nella costruzione e nell’atteggiamento fisico di un personaggio. 

Giuffrè mi ha insegnato a non prendermi troppo sul serio e l’umiltà, che è importante;mi disse: “sei molto brava, cerca di esserne cosciente sempre a metà, dell’altra metà servitene per migliorare sempre di più”. Insegnamenti fondamentali per il mestiere, ma anche nella vita, credo. E poi era di una simpatia irresistibile e questo aiuta molto nel corso delle prove e nel corso delle recite. Rilassa. 

Ferrari anche mi faceva lo stesso effetto rilassante di Giuffrè: simpatico, ironico, divertente; nella recitazione sempre moderno nonostante venisse da una generazione dove la recitazione era un po’ pesante; ed è stato fondamentale capire questo. Inoltre mi insegnò, nel corso delle prove il “come fare” quando si dice una battuta, lunga o breve che sia, il sentimento principale che l’accompagna debba essere sempre di sfondo senza  abbandonarlo mai e , sopra di esso, in contemporanea, metterci le altre sfumature emotive se richieste dalla regia e/o dal testo; se si impara questo,  in questo modo la battuta tecnicamente difficilmente può essere errata, soprattutto se è intonata; c’ entra moltola tecnica di respirazione. Con lui ho anche imparato che essere compagni, amici: nel microcosmo di una compagnia teatrale è fondamentale, la sera  si recita meglio , più in armonia, si è squadra. Lui è così, fa squadra;  anche questo mi sembra sia valido nella  vita Dorelli: anche lui fortunatamente una grande simpatia rilassante. Un senso della professionalità altissimo,non che gli altri fossero da meno. Ma quando lavorai con lui era il momento di sua  fama e popolarità massima in teatro ed in tv;ed era anche direttore artistico della compagnia quando giravamo, faceva le veci di Pietro Garinei che lo aveva nominato tale da contratto.Quindi se anche una sera ( può capitare ) lo spettacolo era leggerissimamente giù di tono o qualcosa di tecnico non aveva funzionato

( scenografie ed effetti scenici  dello spettacolo non erano semplici: era una scena girevole con tanto di ascensori quasi veri), il giorno dopo eravamo subito tutti convocati in prova ;metteva da parte la simpatia ed era rigorosissimo.Disse una volta che si era bloccata la scena durante lo spettacolo, perché un tecnico per fare prima aveva smontato un ingranaggio che sembrava innocuo ( dovevamo la sera stessa lasciare la città dove stavamo recitando ), riunendo tutti, attori e tecnici:“il pubblico, è vero, che viene per me , ma fate attenzione, la ruota può anche girarmi contro, e quindi tutti voi dovete essere sempre all’altezza, pronti, non appoggiatevi sul fatto che io devo essere impeccabile; anche voi lo dovete essere; potrei, per esempio,  una sera non stare bene, ma il pubblico deve uscire dal teatro soddisfatto comunque, e quindi, senza di voi , attori e tecnici,  lo spettacolo, bene, non si può fare. Ma neanche se sto in piena forma non si può fare se non siete all’altezza della situazione( era arrabbiatissimo )”.E  Continuò : “Io se so che la sera dopo lo spettacolo devo partire , non è che per questo dico battute in meno per fare prima. Quindi anche il tecnico non deve toccare niente prima della fine” .

Umanamente poi, essendo molto benestante, era  generoso: sapeva che per gli attori meno famosi  di lui e di altri tre,  quattro in compagnia , era difficoltoso sostenere economicamente il tipo di vita che conducevano lui e la moglie nel corso della turnè o a Roma quando recitavamo al Sistina; una vita anche di rappresentanza per il marchio

 “ Garinei e Giovannini”;quindi, quando poteva, sbrigava lui di tasca sua oneri economici per alcuni; a me ,addirittura, che non ero stata fisicamente bene qualche giorno, mi inviò subito da un suo medico personale importante,  offerto da lui. Insomma,  una persona seria. E ti fa capire che  essere persone serie ( non seriose ) , è importante. Poi divertentissimo sia in scena che nella vita.

 

Hai anche lavorato col compianto Luca De Filippo. Che ricordo hai di lui?

 

Con Luca De Filippo tocchi un tasto per me  dolente; lo è per tanti. Luca era una bella persona soprattutto; poi un ottimo capocomico ed è colui che mi ha trasmesso le basi principali della tecnica di recitazione Eduardiana che è tutta un’altra scuola di recitazione diversa da quella accademica;le due possono essere complementari .La scuola Eduardiana o DeFilippiana ( facendo riferimento ai tre fratelli De Filippo, rimasti credo insuperati nell’innovazione recitativa in Italia, eccetto rari casi come la scuola di Ronconi che però  era regista e quindi chiedeva agli attori suoni nuovi, ma non erano suoni frutto di loro creatività se pur eccezionali; e la partitura di recitazione di Toni Servillo )è la tecnica più difficile in assoluto tra tutte le esistenti al mondo; per  avermela trasmessa resterò grata a Luca a vita, perché questo tipo di tecnica mi rende più agevole la recitazione in altri generi di teatro. Ho passato in compagnia con Luca anni di grande formazione e divertimento; lo ricordo persona umile, timido, profondo  e che aveva piacere a farti da guida anche nella vita se avevi bisogno di un confronto in generale; di grandissima  competenza  di come si tiene una compagnia teatrale; gli ho voluto molto bene e fortunatamente, casualmente, circa un anno prima della sua scomparsa, ci incontrammo per strada a Roma ; chiacchierammo un po’ del più e del meno; alla fine della chiacchierata,nel salutarlo  gli dissi “ ti voglio molto  bene” e lui rispose “ anche io ti voglio molto bene”. Da quella volta non lo incontrai più; fu il saluto finale per quanto mi riguarda. E poi un dolore forte ancora non superato;  perché la famiglia De Filippo ha avuto a che fare con la mia di famiglia anche al di fuori del lavoro. E’ un pezzo della mia identità che è sembrata spezzarsi per andare altrove; anche se dentro di me questa identità la sento sempre, la ferita , faancora male. 

 

 

Da tempo lavori nella compagnia di Luigi De Filippo e per il secondo anno consecutivo sei in scena al Parioli di Roma con la commedia di Eduardo De Filippo “Natale in casa Cupiello”, repliche che continueranno nella stagione 2017/18. Qual è il tuo ruolo e qual è per te il messaggio di questa grande commedia di Eduardo De Filippo?

 

In “ Natale in casa Cupiello” interpreto il bellissimo ruolo di Concetta Cupiello accanto ad uno straordinario Luigi De Filippo con il quale ho il piacere di lavorare da oltre 20 anni.  Accanto a lui, un mostro di bravura, ho avuto la possibilitàdi maturare sulle tavole del palcoscenico,mi ha fatto giustamente sudare e alla fine a lui devo il risultato dell’aver raggiunto un’ apice della scuola DeFilippiana con il ruolo, appunto, di Concetta: un privilegio enorme che mi è stato concesso da un vero De Filippo. Inoltre verso questo mio storico capocomico provo un affetto smisurato.

Tornando a Concetta:  è  moglie e madre sulla quale ricadono tutte le responsabilità familiari nel bene e nel male; una donna succube di una certa cultura conservatrice circa il ruolo della donna in società ed in famiglia . Credo che il messaggio, tra altri, molto avanti a quei  tempi (Eduardo scrisse un atto della commedia nel 1930, era un atto unico che poi diventò il secondo quando, parecchi anni dopo,  aggiunse il primo ed il terzo) fosse anche questo: mostrare con ironia un po’ amara  le difficoltà che le donne vivevano e ancora vivano a Napoli, nel Sud e altrove. Poi c’ è il simbolo del Presepio che rappresenta, nella commedia , l’utopia, il desiderio di famiglia serena che spesso invece non è; ed i giorni di Natale con i suoi riti: guarda caso, proprio perché si cerca di identificarsi nell’aria di serenità familiare da  presepio  (in questo caso è il padre  di famiglia  che cerca questa identificazione, un padre sognatore, bonario, che dovrebbe  fare da guida ai figli, ma in realtà scarica tutta sulla moglie) è il periodo, invece, in cui , spesso, si intensificano molte tensioni familiari. Ancora oggi a volte è così. Più che un messaggio credo che ci sia in questa commedia , appunto come dicevo prima, il voler mostrare con ironia e sincerità chi siamo e come siamo fatti: desideri , sogni, nevrosi, incomprensioni , vite diverse da quelle che avremmo voluto e la realtà di parte di noi e delle nostre famiglie. 

Un capolavoro di commedia universale senza tempo.

 

So che hai anche sviluppato e portato in scena un tuo progetto, “Gaia-terra di mezzo”. Unisci il teatro con il tuo impegno ambientale. Parlamene un po’.

 

Si, anni fa , in quel periodo che ti dicevo che avevo scelto di fermarmi con il teatro per un paio di anni , di non stare in giro quasi tutto l’anno per l’ Italia in tourneè andai a fare altri lavori per fare esperienze e anche per mantenermi naturalmente; tra queste varie esperienze, ci fu quella topica in un negozio di abbigliamento, uno stock house  di grandi firme; cominciai come magazziniera ed in breve tempo fui promossa commessa e poi direttrice: riuscivoa vendere molto perché risultavo simpatica alla clientela; facevo dei veri show teatrali brillanti quasi inconsapevolmente: era  l’unico codice di comunicazione che conoscevo e che conosco. Capii che il recitare mi mancava. Trovai tra i  capi di abbigliamento da vendere un cappotto fantastico, astruso, molto variopinto. Sembrava proprio  un costume di scena. Lo provai, mi stava un po’ lungo, anche le maniche erano lunghe. Ero buffa. Di colpo mi venne in mente come nacque “ Charlot” di  Charlie Chaplin, esattamente così. Trovò un pantalone, una giacca ed un paio di scarpe in un armadio di uno studio cinematografico, per curiosità li indossò; quegli indumenti e quelle scarpe larghe lo indussero a camminare e a muoversi in un certo modo: si divertì e, come per incanto , creò  “Charlot”. Più umilmente mi è capitata la stessa cosa, così comprai io il cappotto e nacque il personaggio di “Gaia”. Ogni sera alle h 21, con il cappotto addosso, per un po’ di mesi  ho recitato in casa “Gaia” ( Gaia è il nome della terra ); le facevo dire delle cose improvvisando e poi scrivevo tutto quello che mi piaceva; tirando le somme,  dopo un bel po’ di tempo, ne nacque il copione, un monologo: “ Gaia Terra di mezzo “;  in stile tragicomico; lo stile che ho imparato lavorando con i  De Filippo,  ma recitato in prosa Italiana. Lo misi in scena . Piacque. Gaia  forse è la giornalista che non sono stata: si intrufola nelle cose del mondo , le scova, le trasfigura , le mostra e dice la sua a volte  con buffa rabbia . Tocca varie tematiche, quindi di seguito sono nati altri tre copioni con  contenuti diversi ognuno e anche con altri personaggi; Anche questi copioni li ho messi in scena ricevendo l’ approvazione di chi è venuto ad assistere. Non  sempre “Gaia”  è al centro, ma lo sono le sue creazioni anche se lei è sempre  in scena  a volte  muta. Spesso al centro ci sono altri  personaggi: sue proiezioni tra sogno, a volte incubi , realtà , fantasia e gioco.

Ad un certo punto,  una decina di anni fa,  venni a contatto casualmente  con il mondo ambientalistico; un mondo a me perfettamente sconosciuto. Mi incuriosii e mi misi ad approfondire un po’ il tema “ ambiente” ; nel frattempo avevo ricominciato la nomale attività teatrale con Luigi De Filippo .

Scoprii cose che mi interessavano, tipo: del perché sono  utili la raccolta differenziata ed il riciclo dei rifiuti nella società e nell’economia del mondo . Scoprii le conseguenze del   surriscaldamento globale e dei mutamenti climatici.  Scoprii che sono eventi  naturali che hanno fatto , fanno e faranno la Storia del mondo. E che l’ “ uomo”  è al centro di tutto questo. Come in teatro.

L’uomo può peggiorare la situazione o può governarla se non addirittura migliorarla. Ma per fare questo deve essere informato, se ne deve interessare e fare la sua parte. Allora,  ho pensato che forse avrei potuto dare anche io il mio piccolo contributo per cercare di dare una mano in una situazione difficile che stiamo tutti vivendo, tramite un’  ironica  comunicazione teatrale sul tema,  per cercare di sensibilizzare le persone che, come me ,  non  ero consapevole della questione e che poi,  invece , ho avuto la fortuna di incontrare chi mi ha fatto riflettere; per cui è nato, in maniera direi naturale, il copione e poi la performanceda me interpretata: “ Gaia in veloce,  scherzoso discorso al mondo “ . E’ un monologo tragicomico che a ha trovato approvazione sia in chi è specializzato in temi ambientali , sia in  chi ne è completamente a digiuno.

Il tutto nella speranza , come ho detto prima, di fare qualcosa di utile per la società   tramite il mestiere so fare.

 Ti interessa appunto la questione ambientale, qual è la tua opinione attuale dell’argomento?

 

Al momento penso  che ,come abbiamo visto nel corso dell’estate da poco trascorsa, ovunque, anche in Italia, siamo in una situazione delicata, per esempio la  siccità è stata potente e quindi di conseguenza ci sono problemi per la nostra agricoltura che sarebbe di altissima qualità, forse la migliore in Europa. Abbiamo potuto constatare che c’è un problema di cattivo uso dell’acqua da anni, sia a livello amministrativo dei comuni e delle regioni, sia a livello quotidiano casalingo e che l’ inquinamento  è arrivato a livelli gravi .

Credo ci sia bisogno di attenzione maggiore, di dare priorità alle questioni  ambientali da parte di tutta la politica italiana a tutti i livelli: dai territori ai vertici,  come sta accadendo nel resto dell’Europa.

C’è bisogno di nuove visioni , di centrare l’attenzione sulla  la qualità della vita di tutti noi ; di nuove tecnologie, innovazioni in tanti settori economici che riescano a cogliere questo problema come un’ opportunità di cambiamento in meglio sia per la salute , sia per l’economia . L ‘ argomento  è complesso e ci sarebbero tante cose da dire. Mi rasserena, comunque  che è davvero iniziato un percorso positivo in questo senso in Italia. E’ una strada lunga non priva si ostacoli, ma ci siamo avviati. Credo che si possa fare di più e che bisogna insistere sul tema ambientale per  il bene di tutti noi.

 

 

 

Sono Daniela Merola, giornalista, blogger, scrittrice e presentatrice eventi culturali, sono ufficio stampa di librincircolo.it e ricominciodailibri.it, sono socia della libreria iocisto. Sono appassionata di spettacolo, teatro e editoria, amo il calcio e il tennis. La comunicazione è la mia forza, mi piace mettermi alla prova con le presentazioni e la recitazione.