La Svezia replica a Trump con i Fatti

La Svezia tira fuori numeri e statistiche per difendersi dalle false notizie

La Svezia replica a Trump con i Fatti

Il 23 febbraio il Ministero degli Affari Esteri svedese ha pubblicato una serie di precisazioni basate su dati statistici per replicare a “informazioni semplicistiche e talvolta completamente inaccurate sulla Svezia e sulla politica svedese sull’immigrazione” che sono state diffuse recentemente. Il riferimento, chiaro ma non esplicitato, è alle polemiche seguite alle dichiarazioni del Presidente americano Donald J. Trump di sabato 18 febbraio quando, davanti ad una folla di suoi sostenitori in Florida, aveva parlato di fantomatici avvenimenti (in realtà mai accaduti) della sera precedente in Svezia tra gli esempi del legame tra immigrazione, criminalità e terrorismo.

Dopo l’ironia sui social media e le reazioni, più o meno ufficiali, delle autorità svedesi, Trump era corso ai ripari sostenendo che si riferiva ad un servizio andato in onda venerdì sera sulla rete amica Fox News, che, in effetti, aveva trasmesso quella sera un segmento di approfondimento sull’aumento della criminalità in Svezia a causa dell’immigrazione incentrato sul documentario “Stockholm Syndrome” del regista conservatore Amy Horowitz. E lunedì 20 febbraio il Presidente americano era andato all’attacco della stampa twittando: “Lasciate in pace il pubblico – i media di falsa informazione stanno cercando di dire che l’immigrazione su larga scala in Svezia sta funzionando meravigliosamente. Non è vero!”.

Ma veniamo ai “fatti” diffusi dalle autorità svedesi. Anzitutto, l’ultimo attentato terroristico avvenuto su suolo svedese è del 2010, in cui l’unico morto è stato l’attentatore stesso. In generale, il livello di violenza si è ridotto negli ultimi 20 anni, mentre nella percezione dell’opinione pubblica è cresciuto, ed è stato collegato all’aumento del numero di immigrati, sebbene le ricerche abbiano più volte smentito questa connessione. Il numero di morti violente in Svezia è diminuito gradualmente negli ultimi 25 anni, ma nel 2015 questo trend si è interrotto mostrando una nuova crescita, soprattutto per gli omicidi con armi da fuoco. Il numero delle violenze sessuali in Svezia è aumentato, ma la definizione di ciò che rappresenta una violenza sessuale si è estesa nel tempo, e sono stati compiuti grandi sforzi per far sì che le donne riportassero qualsiasi caso di violenza: ciò rende fuorvianti le comparazioni temporali e quelle con altri Paesi. La Svezia non ha alcun interesse nel nascondere o falsificare dati e fatti relativi alla connessione tra criminalità e immigrazione. Nel 2015 il 13% della popolazione è stata vittima di un reato: sebbene ciò rappresenti un aumento rispetto agli anni precedenti, il dato è lo stesso del 2005, quando la maggioranza dei sospettati di crimini erano di origine svedese. La possibilità di essere sospettati di reati era circa due volte e mezza maggiore per persone di origine straniera, ma i ricercatori dell’Università di Stoccolma hanno mostrato che questa differenza è da collegare alle condizioni socioeconomiche e non alla condizione di essere immigrati.

USA 2016, Trump sotto accusa per video con battute sessiste Non esistono in Svezia  “no-go zones” di cui le organizzazioni criminali abbiano pieno controllo e dove la Polizia non possa entrare, ma sono state catalogate alcune aree difficili caratterizzate da criminalità diffusa e disordini che hanno impedito alla Polizia di adempire fino in fondo ai propri compiti. L’economia svedese non ha risentito degli alti costi dell’immigrazione, di cui ha necessità per compensare il calo delle nascite. Nel 2015 è stato registrato un surplus che si prevede in crescita fino al 2020 e il tasso di disoccupazione rimane a livelli molto bassi. I musulmani non diventeranno presto la maggioranza in Svezia: le comunità musulmane contano circa 140.000 aderenti,  l’1,5% della popolazione svedese, spesso vittime di pregiudizi in vari ambiti della società.
Tra favorevoli e contrari a prescindere, la realtà dei fatti non si presta a semplificazioni emotive: i disordini avvenuti la scorsa settimana in un quartiere periferico di Stoccolma ad alta concentrazione di immigrati e i cambiamenti nella normativa sull’asilo della Svezia, che hanno portato dalle oltre 160.000 domande del 2015 alle 29.000 dell’anno scorso, dimostrano che il processo di integrazione non può essere dato per scontato e le politiche per l’immigrazione devono essere costantemente ricalibrate ad una realtà in continuo mutamento. La Svezia sta affrontando una sfida complessa, e non accetta di essere oggetto di affermazioni generaliste.

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Laureato in Scienze Politiche, ha studiato Comunicazione Interculturale e gestione dei conflitti. Lavora nel campo della formazione e fa il mediatore e l'insegnante di Italiano nei centri di accoglienza per migranti. Ama viaggiare, e scrive perché ne sente il bisogno.