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Wikileaks offre una ricompensa per documenti riservati sull’attacco a Douma

Un attacco a Douma, Siria, ha causato nelle ultime ore circa 100 morti e almeno 1.000 feriti.

Douma, capoluogo del distretto del Rif di Damasco, è diventata un punto focale della guerra civile che sta impazzando in Siria negli ultimi anni. La città è il quartier generale dell’organizzazione islamista Jaysh al-Islam, impegnata negli scontri contro il regine di Bashar al-Assad.

Le potenze internazionali, in primis gli Stati Uniti, hanno accusato Assad e il presidente russo Putin, che fornisce sostegno al regime. Le accuse non riguardano solo l’attacco contro la città, ma il presunto utilizzo di armi chimiche sulla popolazione.

In un tweet, il presidente americano Donald J. Trump colpevolizza Russia, Iran e Assad, definendo quest’ultimo un “animale”. Si scaglia inoltre sul suo predecessore Barack Obama, ritenendo la sua politica estera responsabile dell’attuale “disastro siriano”.

Nel frattempo il cacciatorpediniere americano Donald Cook avrebbe lasciato la base militare per avvicinarsi alle acque territoriali siriane, secondo un quotidiano turco. Di tutta risposta, alcuni aerei militari russi stanno sorvolando la nave americana.

Anche la Francia annuncia che, quando fosse provato l’utilizzo di armi chimiche, le forze armate francesi saranno pronte ad intervenire contro il regime. Macron ha ribadito il suo appoggio a Trump, promettendo l’intervento.

Una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU è stata indetta per lunedì, secondo alcune fonti.

Questo sembra l’inizio di un’offensiva americana in Siria, che vedrebbe scontrarsi le grandi potenze, USA e Russia, in un conflitto che andrebbe oltre la battaglia diplomatica degli ultimi mesi. Con il suo tweet sull’attacco di Douma, Trump ha per la prima volta appellato direttamente Putin.

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani e i White Helmets, tra le 100 vittime accertate la maggior parte sarebbero donne e bambini. Si parla di intere famiglie sterminate dal gas.

Nel frattempo, Wikileaks, sito fondato da Julian Assange, offre una ricompensa di 100,000 dollari americani a chiunque fornisca informazioni riservate (documenti o intercettazioni) sui responsabili delle atrocità, attraverso un post sulla pagina Facebook dell’organizzazione.

 

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