Musica

Acini, il nuovo album di Paolo Saporiti: Recensione

Paolo Saporiti aveva iniziato a cantare in inglese per poi cambiare con l’italiano e questo l’ha portato al trio dei Todo Modo che condivide con Giorgio Prette e Xabier Iriordo e poi ai suoi dischi solisti a cui si approccia sempre in italiano. Dopo “Bisognava dirlo a tuo padre che a fare un figlio con uno schizofrenico avremmo creato tutta questa sofferenza” uscito nel 2015 per Orange Home, il cantante e chitarrista è tornato con “Acini” un disco ispirato dal libro del padre “Acini d’uva”.

Premettendo che la voce di Paolo ci ha ‘catturato’ dal primo minuto che l’abbiamo ascoltato, quindi a quel tempo in inglese, troviamo in “Acini” sempre il suo talento indubbio alla voce e il vigore entusiasta di questo ragazzo protagonista delle canzoni che guarda alla vita con curiosità sana e quella eleganza, quella capacità di curare i dettagli sulla punta, senza cedere alle note facili, senza perdere il filo di un discorso amoroso, profondo, genuino.

“A due passi dal cielo” che apre il disco, racconta la fine di un rapporto nel momento in cui ci si rende conto che lei non era quella giusta e si entra in questa dinamica di lontananza e consapevolezza sempre più forte. Accanto a Paolo, che canta e suona le chitarre acustica, acustica baritona ed elettrica baritona, per tutto il disco troviamo Cristian Alati al basso, al banjo, ai campionamenti, alla chitarra acustica, alle chitarre elettriche, percussioni, drum machine, keyboards, piano e synth mentre alla batteria Cristian Calcagnile.

Una chitarra acustica apre “America” e arriva la voce di Paolo, quasi tremante, che racconta di una metà, una speranza che diventa vana quando si va a fondo. Si vive con la prospettiva che tanto ci sarà una soluzione a salvarci ma a volte queste finiscono e bisogna farsene una ragione.

“Arrivederci Roma” con la voce delicata, che raccoglie le sensazioni della malinconia che si fa sentire con momenti e ricordi che si rincorrono e fanno male perché non sono passati da tanto e sicuramente non sono stati elaborati e trasformati in scatole chiuse.

“Anima semplice” in un atmosfera creata dalle carezze della melodia delle chitarre che disegnano un colore vivace quasi caraibico con la voce di Paolo che strizza l’occhio e scherza.

“Cambieremo il mondo” è una canzone da fine concerto sia nella prima parte che nella seconda. C’è un netto cambio di rotta che segue quest’entusiasmo di fondo di poter cambiar le cose se solo lo si desidera veramente che fa da collante.

“La mia luna” che chiude il disco è un’ode all’amore dalla luce soffusa che diventa palpabile e si pensa all’eventuale mancanza di lei che sarebbe ormai impensabile.

Un’ottima prova anche questa volta insomma per questo grande cantautore.

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