Barriere: Recensione del Film di Denzel Washington

L' adattamento cinematografico dell'opera teatrale di Augut Wilson

Barriere: Recensione del Film di Denzel Washington

Candidato a 4 Premi OscarBarriere (Fences) è il film diretto ed interpretato da Denzel Washington, il suo terzo film da regista, di cui è protagonista assoluto insieme alla sua partner di scena Viola Davis (premiata con il Golden Globe per questo ruolo e in odore di Oscar). Il film è l’adattamento cinematografico dell’omonima opera teatrale di Augut Wilson, scritta nel 1983 e vincitrice del premio Pulitzer per la drammaturgia, peraltro accreditato come sceneggiatore del film nonostante Wilson sia morto nel 2005.

Troy Maxson è un ex promessa del baseball che lavora come netturbino a Pittsburgh e vive una vita modesta, ma felice, insieme alla sua famiglia. Dopo il lavoro torna sempre a casa per insegnare ai suoi figli cosa è necessario fare per costruirsi un futuro, ma lo fa con toni spesso troppo accesi e duri. Per questo, il suo rapporto con i figli non è esattamente idilliaco. Amante dell’alcool e playboy incallito, il suo figlio trentaquattrenne, Lyons, è nato da una relazione extraconiugale, mentre il più piccolo Cory è figlio di sua moglie Rose. Uomo avaro e in fondo spaventato dall’idea di morire da uomo mediocre, finisce per intrattenere una seconda relazione extraconiugale completamente incurante del dolore arrecato a sua moglie Rose. Il suo comportamento causa il disfacimento del nucleo familiare, che si ricomporrà soltanto alla sua morte…

Barriere è innanzitutto un’occasione mancata. Non basta avere tra le mani una pièce Premio Pulitzer e due interpreti straordinari in due ruoli altrettanto straordinari. La pecca più grande di questo film è nella sua incapacità di saper valorizzare il testo originale con una mise en scène ambiziosa e sognatrice, ripiegando piuttosto sul semplice supporto audiovisivo del teatro filmato. Il film sembra spinto piuttosto dall’ego interpretativo dell’attore Denzel Washington penalizzando il regista Denzel Washington e punta all’Oscar facile con tutta una serie di primi piani che evidenziano le interpretazioni sofferte degli attori, rifiutandosi di esplorare alcunché all’interno degli spazi frequentati dai personaggi. Un’approfondita rappresentazione del quartiere circostante, ad esempio, avrebbe forse ravvivato il ritmo eccessivamente lento del film assolutamente in coerenza con lo spirito del testo originale.

Laureato in DAMS all'Università degli Studi di Torino e diplomato in Filmmaking presso la Scuola Holden, ha frequentato diversi workshop di sceneggiatura e critica cinematografica, formando la sua esperienza anche presso alcuni Festival cinematografici (Torino, Bobbio e Venezia). Già redattore presso "Darkside Cinema" e "L'Atalante", è autore di racconti, soggetti e sceneggiature, nonché regista di un cortometraggio, "Interno familiare". Nel 2016, un suo soggetto per lungometraggio è stato tra i finalisti al Pitch in The Day- Concorso Opere prime.