La Sfida delle Mamme, Facebook: ecco perché è stata interrotta

Facebook, le foto del profilo protette dal diritto d'autore

La sfida delle mamme, da qualche giorno, spopola su Facebook questo giochino, molto simile alle famose catene di San’Antonio, tre le mamme. In realtà forse “catena” è la parola più adatta per definirlo, in quanto consiste in una vera e propria celebrazione della maternità e avviene tramite invito o per meglio dire tramite “nomina”. In cosa consiste? In realtà è molto semplice: si postano su Facebook le tre foto più significative, per la mamma ovviamente, che riguardano la propria maternità (come l’ha vissuta, momenti belli). Le foto in genere variano c’è chi la interpreta come il momento gestionale vero e proprio postando quindi foto con il pancione, c’è chi invece posta le proprie foto con i propri figli scegliendole tra le più belle o le più significative, come compleanni, feste particolari o ricorrenze, ma anche dei viaggi. In generale sono sempre le più emotive, quelle che esprimono il proprio percorso da “mamma” dall’inizio alla fine. Quando i bimbi sono già grandicelli si postano le foto del prima e del dopo e cosi via. Una volta pubblicate le foto si nominano altre mamme (taggandole su Facebook).

La polizia postale ha da subito criticato quest’iniziativa consigliando vivamente di non pubblicare foto di bambini su facebook. In molti si troveranno d’accordo, concordando sul fatto che Facebook non è sicuro per i bambini e che spesso le foto possano arrivare nelle mani di chiunque. Altri però trovano questo gioco molto innocuo, giustificando il fatto che i bambini sono sempre vestiti e che le foto non siano niente di più rispetto a quello che normalmente si pubblica su facebook. Dopo tutto tante mamme a prescindere dalla catena pubblica foto proprie e dei propri bimbi.

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34 anni, avellinese, iscritto all'Albo Nazionale dei Giornalisti Pubblicisti dall'ormai lontano 2000. Appassionato di sport, tecnologia e web, è attualmente Search Marketing Specialist nell'agenzia pubblicitaria statunitense J. Walter Thompson.